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Incontri con l’autore: tutti i sabati (22 e 29 settembre, 6 e 13 ottobre) alle ore 16.30

Dal 17 settembre al 14 ottobre.  

La mostra nasce in seno alla ricerca che l’Autore conduce dal 2008 affiancando il reportage fotografico allo studio in archivio, volta a riscoprire le colonie climatiche per l’infanzia in Liguria al fine di rivalutare il ruolo che la nostra Regione ha avuto nella salvaguardia e nella tutela della salute, nell’ambito di un più vasto fenomeno che ha profondamente segnato l’economia, il costume, il territorio e il paesaggio di oltre un secolo e mezzo di storia italiana. Il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione di tale fenomeno, a partire dagli ospizi ottocenteschi per la cura della tubercolosi che affliggeva i bambini appartenenti alle classi meno agiate, per approdare al fascismo che intuì le potenzialità propagandistiche delle colonie e ne incentivò la costruzione, unendo alla funzione igienico-assistenziale un approccio paramilitare e un costante indottrinamento ideologico, necessari per la costruzione di un adeguato consenso di massa. Viene infine considerato il dopoguerra, durante il quale saranno superati i modelli autoritari e coercitivi ispirandosi piuttosto a un modello pedagogico mirato a sviluppare nel bambino lo spirito di indipendenza, la socializzazione e la creatività. A partire dagli anni ‘80 del Novecento le mutate esigenze della società, il differente impiego del tempo libero e delle abitudini famigliari hanno fatto sì che la maggior parte delle strutture venisse assorbita dall’edilizia residenziale mentre le altre sono state condannate all’abbandono e all’incuria, cancellando preziose testimonianze e portando in talune circostanze a un degrado ambientale e urbanistico. L’itinerario prevede l’analisi di ciascuna fase storica attraverso l’esposizione di alcuni casi studio più emblematici per i quali viene presentato un approfondimento unitamente a foto dell’Autore, a documenti originali appartenenti alla sua collezione e a testimonianze d’epoca.

Biografia

Daniele Libero Campi Martucci nasce nel 1977 a Genova, dove si laurea in Economia e Commercio. Vive a Genova, lavora a Pavia e pratica la fotografia per passione. Nel suo curriculum annovera diverse mostre personali e la partecipazione a collettive in ambito nazionale. L’interesse per la ricerca storica, l’amore per la città natale e la Liguria lo hanno condotto in questi anni ad affiancare alla fotografia un’ampia indagine sul territorio sviluppando, nell’ambito delle istituzioni museali ospitanti, progetti volti a stimolare una riflessione su ciò che resta di quel processo di modernizzazione sul quale si fonda il nostro presente, in un connubio tra arte e divulgazione. Tra i progetti più importanti va ricordato Percorsi industriali. Viaggio alla riscoperta dei luoghi di lavoro a Genova (Museoteatro della Commenda di Prè, 2011 – replicato nel 2016 presso il Museo Passatempo di Rossiglione) nel quale l’Autore ha individuato i siti industriali genovesi dismessi più rappresentativi da un punto di vista storico-sociale, inseriti in contesti produttivi ed economici che affondano le proprie radici in tradizioni secolari. Nelle mostre A Palazzo (2011) e ContemplArte (2012) ha interpretato fotograficamente gli spazi di Palazzo Ducale e dei principali chiostri genovesi, mentre nella mostra personale di stampe in cianotipia Genova in Blu (2013) presso Palazzo Rosso e realizzata insieme a Carmen Romeo, compagna nell’arte e nella vita, ha proposto un itinerario nella città attraverso opere raffiguranti scorci singolari, esempi concreti della ricchezza e delle sfaccettature che la caratterizzano. Ideato e realizzato a quattro mani con la compagna, il progetto Epiphanies – A vision of life (2013), selezionato per le rassegne Intimi Nutrimenti (2015) e FoodGraphia (2017), è stato concepito come un flusso di visioni che traggono la propria forza espressiva dall’effimera materialità della composizione ed evocano una riflessione sui diversi aspetti della vita.

Da oltre dieci anni conduce uno studio sulle colonie per l’infanzia in Italia già portato all’attenzione a Forlì nel 2013 nell’ambito della ricerca europea Totally Lost volta a scoprire, censire e fotografare il patrimonio architettonico abbandonato dei totalitarismi in Europa.

Dal 2014 è membro del Gruppo Rodolfo Namias dedicato alla riscoperta dei processi fotografici sia storici che alternativi a quelli industriali di massa.