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data: 12 ottobre 2017
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Nella scorsa pagina del diario di bordo abbiamo visto che Andrea Doria oltre che avventuriero comandante di flotta navale è anche imprenditore con disegni politici astuti. Gestisce con criteri “aziendali” la sua compagnia di ventura di mare,  offrendo i suoi servigi al migliore offerente. Cambia infatti bandiera, se così si può dire per un imprenditore che svolge un servizio “commerciale” varie volte, prima in difesa di Genova, poi contro la stessa, poi di nuovo in sua difesa.

Cambio bandiera

Veduta della città di Savona dal mare nel XVI secolo

Prima è al servizio del re di Francia Francesco I, poi del suo diretto “avversario” l’imperatore Carlo V nel 1524, poi del Papa nel 1526 per il quale assedierà la città di Genova creando un blocco navale per bloccare i rifornimenti destinati alla città.
Mentre è al comando della flotta pontificia – con anche le sue galee – nel 1527 però,  Roma  viene assediata dalle truppe imperiali dei Lanzichenecchi, e l’esercito di terra del Papa è battuto.
Di nuovo allora Doria deve ripiegare su un’altra soluzione torna alla vecchia alleanza con il re Francesco I e libera Genova dagli spagnoli.
Cambia un’ennesima volta bandiera tornando al servizio di Carlo V l’anno dopo, per restaurare una nuova Repubblica di Genova indipendente però che goda dei vantaggi di un’alleanza con l’impero.
“Andrea a 61 anni è ormai vecchio e sente che senza un consistente patrimonio e un maggiore radicamento nella realtà politica genovese non potrà nemmeno appoggiare la linea dinastica a lui più vicina sui quali punta tutte le sue chances”* e da qui nasce l’Impresa del restauro della Repubblica di Genova o più che restauro, L’istituzione di una Repubblica aristocratica.
Andrea comincia a riprendere il controllo del territorio genovese, e riconquista Savona nel 1528 che aveva mostrato velleità indipendentiste e mire a diventare lo scalo più importante della Liguria. Ad avvertimento ai Savonesi, si decide che “si rovinassero le mura della città che sporgono in mare e tutte le fortificazioni nuove  e in particolare quelle dello sperone e che si empisse il porto con barche piene di sassi, come fu esequito, venendosi a levare l’occasione delle emulazioni e delle rivolte“. (Filippo Casoni, Annali della Repubblica di Genova). 

Dopo aver liberato Genova  rifiuta la signoria della città che gli veniva offerta. A lui non interessano i fasti del potere – dice – bensì solo l’indipendenza, la concordia e la prosperità cittadine. Dietro a questo understatment probabilmente si cela una grande accortezza, unita ad una notevole conoscenza della politica genovese. Le principali famiglie avrebbero potuto allearsi contro un signore, causando non pochi problemi. Doria preferisce stare in disparte, abbastanza lontano dalla politica quotidiana per non farsene assorbire e condizionare. Il tutto, naturalmente, seguitando a tenere in mano i fili del potere. Cominciò così l’epoca in cui Andrea, pur privo di cariche ufficiali oltre al priorato dei Sindacatori, restò costantemente al centro della politica genovese.

• P. Campodonico, Andrea Doria, Genova, 1997.


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