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data: 9 ottobre 2017
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Andrea Doria nasce 15 anni dopo Cristoforo Colombo (Oneglia, 1466)  e diventa Ammiraglio del Mar Mediterraneo navigando per oltre cinquant’anni al servizio di re e imperatori.  Nobile orfano di 17 anni, si dedica alla carriera militare e diviene soldato di ventura, finchè non assume il comando delle truppe genovesi nel 1503.

Capitano di Ventura

Intraprende la carriera del mare molto tardi, a 40 anni e rimane a capo della flotta genovese per lungo tempo. Nel 1513 compra due galee per pattugliare il mar Ligure ed il Tirreno, contro i corsari barbareschi che costituivano una seria minaccia per la navigazione e le coste.
Già un anno dopo,  nel 1514 si distingue nell’operazione militare della presa della Briglia, la fortezza da cui – con il Castelletto – i Francesi tenevano in scacco la città. In questa occasione il Doria si guadagna un’aureola di eroismo che lo accompagnerà per tutta la vita, facendo dimenticare anche i comportamenti più dubbi.

Ma a parte la personalità carismatica, Andrea Doria deve  la sua fortuna alle sue galee: è capo della flotta che opera per la Repubblica ma che appartiene a lui, come a lui appartengono le prede.

Doria dimostra anche grande capacità manageriale: organizza le ciurme, utilizzando come vogatori anche forzati e schiavi musulmani; noleggia le galee al re di Spagna, facendosi nominare Ammiraglio della sua flotta; inventa la “fanteria di marina”, utilizzando il fante castigliano – il miglior soldato dell’epoca – negli abbordaggi, con cui si concludeva sempre lo scontro navale.

Politico

Andrea Doria non è solo un militare ma anche un politico astuto:  mette fine a una lotta tra fazioni interne alla città (vedremo la storia nella prossima puntata del diario di bordo). Riesce a stringere un accordo con l’imperatore Carlo V nel 1528, e Genova passa dall’orbita francese a quella spagnola. Questo porta a Genova una ricchezza enorme. La Spagna sarà impegnata per tutto il secolo con spedizioni verso le Americhe che vengono finzanziate grazie a denaro prestato dalla cttà di Genova alla famiglia reale a grossi interessi. Gli interessi su queste somme esorbitanti, sono altissimi e cambieranno per sempre l’assetto urbanistico e architettonico della città (Ville, palazzi, reggie) 

Così nasce una rete finanziaria  costituita dai Genovesi che emigrano, o meglio dire si insediano, in tutte le principali città d’Europa. Sono famosi per la loro abilità nella tecnica bancaria: trasferiscono con rapidità e sicurezza capitali da una regione all’altra dell’impero. Il loro potere è tale che viene coniato il termine “siglo del los genoveses”. A metà del  ‘500, gli abitanti di Genova erano 70.000. E a Siviglia abitavano 10.000 genovesi!
L’argento rubato all’america latina arriva dunque anche a Genova, sotto forma di monete o direttamente di grossi lingotti (pani) come interesse del credito elargito per compiere le missioni militari per colonizzare le nuove terre appena scoperte. Del traffico dell’argento parleremo nelle prossime puntate.


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