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data: 5 settembre 2017
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Le Galee della Repubblica nel XVI secolo navigano da Pasqua a San Michele (29 settembre).

Da San Michele a Pasqua è tempo di sciverno, le galee sono tirate in secco e si fa manutenzione.

Ma quando si naviga, ecco com’è composta la ciurma.

 

 

Schiavo

Uno schiavo è stato fatto prigioniero o è stato comprato. Una volta arruolato come equipaggio della Galea viene presentato al papasso della galea che ne ha il controllo e responsabilità.

Il papasso come prima cosa rasa il prigioniero: rimane solo una ciocca di capelli lunghi, in mezzo alla testa.

Poi il fabbro fissa il gambaletto alla caviglia. Qui attaccato vi è un anello di catena e che rimane sempre attaccato alla gamba, spesso si avolge il ferro in uno straccio per le piaghe inferte dal metallo sulla carne nuda.

Alla sera l’agozile passa la catena tra tutti gli anelli, e tutti gli schiavi dormono incatenati. Di giorno vengono sferrati per poter lavorare meglio.
Trattandosi spesso di prigionieri, quasi sempre sono di religione musulmana: possono stare tra di loro ed è loro consentito all’alba e al tramonto di recarsi alla moschea (per vedere dov’èra la moschea, leggi questa puntata del diario di bordo).

Finchè uno schiavo è in grado di tirare un remo, rimane al remo. Quando non potrà fare più nulla, ci sarà l’Albergo dei Poveri del Magnifico Emanuele Brignole. Lì vecchi prigionieri spappolano vecchie gomene (unica loro occupazione) e ricevono una minestra al giorno.

L’unico modo per non essere più schiavi è essere riscattati sia con denaro, oppure scambiando sé stessi con un genovese schiavo (altrove) da dare in cambio alla Repubblica.
Uscire dalla galea non è mai consentito, solo in alcuni casi il papasso decide se autorizzare uno schiavo.

Forzato

Viene dalla Rota Criminale ed è stato condannato per un delitto commesso. Furto, aggressione, omicidio…

Vengono consegnati al forzato dei vestiti: brache di cotone e camisola e un mantellaccio per la notte, mentre le scarpe gli sono subito sequestrate e riciclate per i mozzi marinai. Inoltre se le vesti vengono rovinate, possono anche essere fatte pagare. La pena si prolunga un poco di più per pagare i vestiti, il vitto in più – vino e cibo oltrerazione -, il debiti di gioco se durante le notti in cui si gioca a dadi il malcapitato avesse perso troppi soldi. Viene tutto scritto in un libretto dall’agozile che riporta tutti i conti. Il forzato viene rasato interamente.

Buonavoglia

Non deve essere rasato, viene pagato e lavora perché è volontario. Spesso la sera gioca a dadi con i servitori che lavorano in città e salgono sulle galee di notte per giocare.

Sulla galea viene assegnato a un banco dove è affiancato da uno schiavo e un forzato. Se una di queste due persone scappa il buonavoglia viene condannato per complicità e deve fare a bordo due anni da forzato.

Il buonavoglia è considerato le orecchie e gli occhi del papasso sulla ciurma.

 

 


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