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data: 30 gennaio 2017
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La storia marittima mediterranea, fra il IX e il XIX secolo, ebbe un’unica protagonista: la galea, nave sia militare che da guerra con una propulsione mista a vela e a remi.

Oggi vi sveliamo i segreti del pezzo forse più maestoso del museo: una ricostruzione fedele, in scala 1:1 di una Galeotta della Repubblica di Genova.

Costruita nell’Arsenale genovese agli inizi del ‘600 per 15.000 lire e un anno di lavoro,  era destinata al pattugliamento della Corsica.  Si chiama Galeotta perché di dimensioni ridotte rispetto ad una galea, con 21 banchi di remi.

La galea ha uno scafo lungo e sottile e una lunga rembata a prua che consente a chi è a bordo di arrembare le navi nemiche. Il nome invece lo deve al greco medievale: galaya , che significa pescespada e ricorda lo sperone basso sull’acqua che  un tempo aveva a prua.

 

Inserita esattamente sullo scivolo di varo originale, al piano terra del museo e visibile anche da fuori, la galea seicentesca è il frutto di un lunghissimo lavoro di ricostruzione storica, artistica e di cantiere.

Abbiamo visto, nella storia dell’edificio del Galata che le “Arcate Nuove – così si chiamava il Galata – erano nate espressamente per costruire e riparare le galee della Repubblica di Genova. ( se vuoi approfondire vai all’articolo)

Fu per questo motivo che, insieme all’idea di riutilizzare l’edificio come sede del nuovo Museo del Mare, nacque anche il progetto di inserirvi la ricostruzione di una galea del XVII secolo, l’epoca di realizzazione della struttura.” (Pierangelo Campodonico, Direttore del museo)

Come è avvenuta dunque questa avventura?

Come si può ricostruire una nave del ‘600 se non si ha l’originale?

Esistevano dei progetti? La risposta è no. Vi è stata una prima fase di ricerca, iniziata nel 1999, presso il fondo manoscritti della Biblioteca Berio per trovare tracce di queste costruzioni. La ricerca è stata portata avanti interamente Da Giovanni Carosio, il curatore delle ricostruzioni navali del museo, e il direttore Pierangelo Campodonico (nelle foto).

Nel Medioevo infatti, a differenza dell’età classica, raramente si faceva ricorso al disegno di progetto. Si reputava più facile seguire delle regole tradizionali, tramandate di generazione in generazione.  Fu poi in seguito merito degli Umanisti se vennero codificate norme più precise per la progettazione delle navi. Ma fu nel XVII secolo, con Cartesio che nacque la concezione moderna del piano di costruzione. Una rappresentazione grafica di un oggetto nello spazio tridimensionale.

La ricerca, durata quasi due anni, ha portato alla redazione di una serie di piani di costruzione basati sulle fonti.

“Quando un Principe, o generale, o cavaliero, fosse desideroso / per sapere come si fa galieri, primo si deve procurare di sapere la radice da donne nasce il fabricamento come primo / el longhezza di una galera sottile, che sono .56. gubiti / deveno esseri repartiti in .4. parti de’ quali una parte, / che sono in .14. gubiti devemo [sic] essere per li dui rodi, cio / e .7. gubiti per la rota di proda, e .7. per la rota di poppa.”

Una volta elaborati i disegni, è stata fatta una gara internazionale e si è aggiudicata la costruzione il gruppo belga Barkentine Armada Group, di Ostenda. I disegni, erano comunque tutti da interpretare, nel senso che gli esecutori tagliavano realmente i profili dello scafo in scala 1:1 e verificavano poi l’effettiva correttezza delle misure, che andavano aggiustate di continuo.

Qui potete visitare il sito del cantiere che l’ha ricostruita.

La galea è poi arrivata a Genova via mare, divisa in tre parti e rimontata sullo scivolo di varo.