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Per tutta l’era moderna il porto di Genova dà un’immagine di grande vitalità.
Anche se le rotte commerciali principali toccano altri porti , tuttavia il traffico portuale registra un costante incremento: ma la differenza col passato è che sono sempre meno le navi di armatori genovesi.
Genova subisce infatti la concorrenza di nuove comunità marittime: Livorno, Marsiglia, Ragusa di Dalmazia, ma soprattutto dei nordici. I Genovesi non sono più all’avanguardia nella costruzione navale: è lontano il tempo in cui galee e caracche monopolizzavano le rotte mediterranee.

Una nuova marineria si affaccia

In questo periodo sono i paesi nordici e le marinerie atlantiche a  essere protagonisti della scena marittima internazionale: dovendo gestire rotte regolari da e per l’America si sono evolute molto di più. Grazie a nuove soluzioni veliche, le loro navi sono più veloci e maneggevoli anche con equipaggi ridotti: quindi con costi di gestione inferiori. Sono meglio armate con 1-2 ponti di batteria: ormai una sola di queste navi può tener testa a una squadra di galee.

E infine hanno acquisito una padronanza della navigazione astronomica da schiudere loro i mari di tutto il globo.
Sono poi all’avanguardia anche per quanto riguarda la cartografia: atlanti, carte nautiche e topografiche, vedute di città vengono stampate in Olanda e si diffondono per l’Europa.
La superiorità di queste marinerie diviene evidente a tutti nel biennio 1590-91: una carestia gravissima colpì la popolazione, che fu salvata dall’arrivo di queste nuovi navi olandesi cariche di cereali.

Istituzione del Portofranco

Per agevolare l’importazione di derrate allimentari infatti, fu istituito il Portofranco cioè l’esenzione dai dazi per le merci in arrivo. Inizialmente era limitato alle granaglie, poi con un decreto del 1609 fu esteso ad altre merci. Insomma nel ‘600 è compiuto un gap tra 2 mondi nautici: quello Mediterraneo è sempre più periferico, soprattutto per mentalità e cultura.

Solo nel 1655 il Comune si deciderà a correre ai ripari, acquistando dagli Olandesi 4 vascelli, che vengono adibiti alla navigazione convogliata per il Ponente. Questi vascelli costituiranno un modello cui i nostri cantieri attingeranno per ammodernare le loro costruzioni.

Adeguamenti faticosi

Alla vitalità del traffico fa da contraltare – oltre all’arretratezza delle costruzioni navali – la cronica inadeguatezza del porto: bassi fondali; insufficienza di spazi per lo stoccaggio delle merci; il pericolo costante dei venti di sud-ovest. Dal punto di vista delle attrezzature, nel 1620 il porto di Genova viene addirittura considerato uno dei peggiori d’Italia.

Eppure gli sforzi non mancano: sin dalla metà del ‘500 e per tutta l’età moderna il bacino portuale fu soggetto a ricorrenti lavori di escavazione dei fondali, nonché alla costruzione e ristrutturazione di magazzini, tra cui i Magazzini dell’abbondanza al Molo, e le Arcate nuove dell’Arsenale in Darsena.

Altri approfondimenti sul porto curati da Gianni Carosio, curatore delle costruzioni Navali a Galata Museo del Mare, li trovi qui:

Il porto di Genova nel medioevo
 Il molo nuovo e il porto di Genova nel ‘600
Il porto di Genova dal Medioevo all’800