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data: 4 maggio 2017
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Vincenzo Maria Coronelli

Nasce a Venezia il 16 agosto del 1650. Secondogenito di Maffio Coronelli, un modesto sarto, è studente presso un convento francescano di Venezia. Qui spicca per la sua manualità e a 16 anni pubblica la sua prima opera. E’ un almanacco, il Calendario perpetuo sacro e profano. Mandato poi a Roma per progregire negli studi si laureerà in teologia, ma la sua vera vocazione è la geografia.

Gli studi

A metà del ‘600 la geografia è una scienza in rapido divenire. A seguito dei viaggi d’esplorazione, ad ogni ritorno di spedizione arrivano nuove indicazioni di terre, latitudini e supposte longitudini. Ogni viaggio informazioni nuove e carte e disegni da aggiornare.

Costruire globi

Coronelli, abile anche nella rappresentazione in piano sceglie però di realizzare principalmente globi. In questo manufatto può combinare la sua abilità manuale con la sua conoscenza geografica. La realizzazione di globi, globo terrestre e globo celeste ne farà uno dei principali geografi del suo tempo. Dalla fine del XV secolo assieme a lui, anche tutti i grandi geografi si cimentano nella realizzazione di una rappresentazione perfetta del mondo che ha il pregio di non dover passare per la mediazione della proiezione cartografica.

Teatri del cielo e della terra

Il globo può essere una sorta di “specchio” del mondo, da qui la necessità di ornarlo di barche e di figure che ne rappresentino una sorta di racconto, utili a fermare l’attenzione di un visitatore distratto e probabilmente quasi digiuno di nozioni cartografiche.>
Infatti il globo terracqueo è arricchito da cartigli, figure, stemmi, animali, velieri, navigli, battaglie terrestri e navali, carovane, scene di caccia e di pesca.
Quello celeste illustra le costellazioni (i dodici segni dello zodiaco; figure mitologiche, artisticamente disegnate secondo le descrizioni della mitologia classica; immagini anche fantasiose di animali e simboli) ed è scritto in cinque lingue: italiano, francese, latino, greco e arabo. Le immagini sono così ricche e fantasiose che i globi diventano occasione più di spettacolo che di studio e descrizione, anche se si utilizzano comunque per lo studio della geografia e dell’astronomia.

Nel globo celeste per esempio sulla base della posizione delle stelle ordinate secondo le diverse grandezze, Coronelli dispone le costellazioni rappresentate con i disegni mitologici: il guerriero Orione, le due orse, la balena, il toro. Coronelli replica questa impostazione destinata a stupire l’osservatore e come più del globo terrestre, ma non manca di aggiungere i dettagli che gli detta la sua straordinaria erudizione: le stelle sono appellate in latino, greco e in arabo.

In questo video del Museo Galileo di Firenze, scopriamo come venivano costruiti i globi.

Accademia Cosmografica degli Argonauti

Vincenzo Maria Coronelli, non era solamente produttore prolifico di carte e globi. Rivela una spiccata capacità di costruire reti di relazione e di cooperazione, tra mondi diversi e spesso in guerra.

Fonda infatti a Venezia la prima accademia geografica internazionale, l’Accademia cosmografica degli Argonauti. L’accademia conterà oltre 260 aderenti, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, Francia e Polonia.

Editore e stampatore

L’Accademia nasce anche come rete distributiva. Si lanciano sul mercato prodotti editoriali che verranno poi venduti per corrispondenza ai suoi associati sparsi per l’Europa.

L’attività di editore e stampatore diventa, nell’ultimo decennio del XVII secolo, prevalente. Coronelli pubblica carte di grande formato e, in particolare dà alle stampe le carte per la realizzazione di un globo di oltre un metro di diametro. Rispetto ai globi artigianali realizzati per i sovrani, il globo a stampa di Coronelli, permette a ciascuno di acquisire i fogli a stampa, restando poi all’acquirente il compito di far realizzare un globo, in cartapesta rivestita di gesso, su telaio interno di legno, il globo.

I due globi  del Galata Museo del Mare di Genova, ha proprio quest’origine. Discende da una serie di fogli sparsi acquisiti nella biblioteca dei Frati Cappuccini dell’Acquasola di Genova.