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Il primo periodo della marina mercantile con propulsione a vapore è un periodo fiorente e promettente: nonostante la partenza tardiva rispetto ad altri paesi europei, grazie a una combinazione di imprenditori che si lanciano sul mercato, grosse sovvenzioni statali e al miglioramento della tecnologia meccanica e siderurgica, nascono cantieri in Italia destinati a diventare dei colossi come l’impresa Ansaldo.

Nascono oltre a nuovi armatori, nuove compagnie di navigazione: la Compagnia delle Due Sicilie di Napoli, la Navigazione Puglia di Bari, la Peirano, la Raggio, la Lavarello, l’Italo Platense di Antonio Oneto, la Cerruti, la Navigazione a Vapore “La Veloce”, la Trinacria e la Siculo- Americana di Palermo. Non sono le sole. Le società Rubattino e Florio si fondono e nasce la Navigazione Generale Italiana. Fino alla prima guerra mondiale il settore è in enorme espansione.


Aumento della produzione navale e poi la Grande Guerra

Ancora ridosso della Prima Guerra Mondiale vari fattori fanno sì che la produzione aumenti in modo esponenziale.

  • L’italia ha acquisito, con trattati di pace, il golfo di Trieste dove si trovano i cantieri navali considerati più all’avanguardia ed efficienti del Mediterraneo.
  • aumentano le commesse di mezzi militari

La produzione cresce, ma in maniera disordinata e sopratutto, sovradimensionata: si costruisce troppo.
Dall’altra parte della penisola in Liguria, i cantieri liguri producono meno ma si specializzano nelle produzioni militari; specializzazione che rimarrà per molti anni.
Resta il fatto che la costruzione navale massiccia e imponente di questo periodo è resa possibile solamente grazie alla partecipazione delle banche che aiutano e sovvenzionano i cantieri; i cantieri a loro volta necessitano del lavoro dell’industria siderurgica, generando lavoro per migliaia di italiani e facendo impennare la produzione industriale del paese, che appena 20 anni prima era un paese con un’economia principalmente rurale. La macchina in movimento dell’industria, seppur sovradimensionata, non viene ridimensionata per questo motivo. E’ in questo periodo che nascono interi paesi costruiti e abitati solo dagli operai dei cantieri: Monfalcone, Riva Trigoso.

Anche nel periodo fascista la tendenza rimane la stessa: arrivano commesse per navi e mezzi militari, la legge italiana sostiene – con legislazioni ad hoc – il rinnovo e l’ammodernamento della cantieristica italiana.

L’Istituto per la ricostruzione industriale e le grandi navi degli anni ‘30

Dai cantieri italiani in questo periodo (Ansaldo, Piaggio, Cantieri Riuniti dell’Adriatico) uscirono navi mercantili tecnologicamente all’avanguardia. Navi come il transatlantico Rex, di circa 50.000 t, di proprietà della Navigazione Italiana, impiegato settimanalmente nella linea Genova – New York, che, varato dai cantieri Ansaldo nel 1931, vinse il nastro azzurro nel 1933.
– Il Nastro Azzurro (Blue Riband) era il riconoscimento che veniva attribuito alla nave passeggeri che deteneva il record di velocità media di attraversamento dell’Atlantico.-

Il costo della costruzione di questi giganti tuttavia, era superiore ai costi prevalenti nei mercati internazionali e ancora una volta tali navi potevano essere costruite per conto delle grandi compagnie italiane soltanto grazie alle sovvenzioni statali con politiche tariffarie favorevoli e commesse pubbliche.

La grande depressione e l’industria navale

Nel frattempo, il crollo di Wall Street del ’29 – grande crisi finanziaria – sconvolse l’economia mondiale lasciando forti ripercussioni anche durante gli anni ’40.
I riflessi della grande depressione del ’29 colpirono anche le banche italiane, che non riuscirono più a sostenere i cantieri navali italiani.
la Banca Commerciale Italiana, principale pilastro finanziario dei grandi gruppi cantieristici liguri e azionista degli stessi gruppi, cedette le sue quote di società all’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale -.
L’Iri era nato durante il ventennio fascista con lo scopo di salvataggio delle banche e delle aziende a loro connesse.  Gli istituti di credito cedevano all’IRI le proprie partecipazioni industriali e i crediti verso le imprese, in cambio di liquidità, necessaria a proseguire l’attività bancaria
L’iri era proprietario di oltre il 20% dell’intero capitale azionario nazionale e di fatto il maggiore imprenditore italiano con aziende come Ansaldo, Terni, Ilva, SIP, SME, Alfa Romeo, Navigazione Generale Italiana, Lloyd Triestino di Navigazione, Cantieri Riuniti dell’Adriatico. L’80% delle costruzioni navali nazionali passarono sotto il controllo dell’Iri.
In area ligure, soltanto il gruppo Piaggio, che controllava i Cantieri del Tirreno e i Cantieri Navali Riuniti, e che registrò nel periodo 1919-1936 livelli di redditività superiori alla media, rimase privato.

A livello statale invece I tentativi di riorganizzazione della cantieristica Iri, di cui facevano parte i cantieri Odero, privati del cantiere della Foce che fu dismesso sin dal 1931, e Ansaldo seguirono logiche aziendali, prive di una visione complessiva delle esigenze dell’intero gruppo pubblico.

La Seconda Guerra Mondiale

La seconda guerra mondiale interruppe le costruzioni e le commesse e distrusse l’80% del naviglio italiano esistente. Contemporaneamente i cantieri statunitensi durante la seconda guerra mondiale arrivarono a produzioni mai viste grazie all’avanzata tecnologia messa appunto in quegli anni e realizzarono navi costruite in serie: le Liberty, costruzioni standardizzate dal costo contenuto che inondarono i mercati internazionali con effetti deprimenti sul settore delle costruzioni navali italiano ed europeo. La pagina dei diari di bordo sulle navi Liberty puoi trovarla qui.

Nel dopoguerra l’attività dei cantieri si fermò parzialmente perchè mancarono per diversi anni commesse militari.
Fu con la guerra di Corea e con l’esplosione degli scambi commerciali a partire dei primi anni ’50 che i cantieri di Sestri Ponente, del Muggiano, di Riva Trigoso ripresero in pieno la loro attività.
I cantieri di Sestri dell’Ansaldo invece, rivolsero la loro attenzione verso la produzione di grandi transatlantici. Furono costruiti in questi anni a Sestri: l’Andrea Doria varato nel 51, la Cristoforo Colombo nel ’54, la Leonardo da Vinci nel ’58.

La riorganizzazione dei cantieri italiani dopo la guerra

Nel 1959 l’industria cantieristica pubblica ligure, insieme a quella degli altri poli italiani, fu riorganizzata nell’ambito della Fincantieri, holding di settore del gruppo Iri.
Mentre continuò la costruzione di grandi transatlantici di elevata qualità ed eleganza, come il Michelangelo varato nel 1965, sempre più complicata fu l’attività cantieristica relativa alla produzione di navi mercantili.
Nuovi produttori internazionali come i cantieri giapponesi o successivamente quelli coreani occuparono piano piano la scena delle costruzioni navali.
La strategia scelta da Fincantieri e della società operativa Italcantieri, fondata nel 1966, è stata di qualificare la propria offerta, orientandosi nella costruzione di navi da crociera, ad alto valore aggiunto, settore nel quale è riuscita a occupare il 46% del mercato mondiale.