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data: 20 febbraio 2017
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Il 21 Febbraio del 1892, esattamente 125 anni fa, un articolo del New York Times a proposito di immigrazione commenta:

“Non vogliamo e dovremmo rifiutare questi italiani, russi o ebrei sporchi. Abbiamo già abbastanza sporcizia, miseria, crimine, malattie e morte per i fatti nostri senza doverci accollare pure questi”. We do not want and we ought to refuse to land all or any of these unclean Italians or Russians or Hebrews. We have enough dirt, misery, crime, sickness and death of our own without permitting any more to be thrust upon us” – Restricting immigration. Vai qui per leggere l’articolo.

Il 25 gennaio 2017 il presidente degli Stati Uniti ha firmato l’ordine esecutivo di costruire un muro al confine meridionale con il Messico per prevenire “l’immigrazione illegale, il traffico di droga e di persone e gli atti di terrorismo”. Due giorni dopo ha firmato il Muslim ban, altro ordine esecutivo con cui si sospende l’accoglienza dei rifugiati e si limita l’ingresso nel paese alle persone provenienti da sette paesi (Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Yemen).

Sembra che sia negli Stati Uniti, sia in Europa, ci sia stata una ripresa di politiche di restrizione che da tempo sembravano seppellite. Come funzionavano 100 anni fa le politiche di restrizione negli Stati Uniti?

Il Galata Museo del Mare, nel percorso MEM – Memoria e Migrazioni – ha provato a tracciarne la storia. Qui vi raccontiamo un brevissimo estratto, e vi invitiamo ad approfondire l’argomento nel percorso del museo.

Il testo della “Nuova legge sull’Immigrazione negli Stati Uniti d’America” del 1907 recita:

Non saranno ammesse negli Stati Uniti le seguenti categorie di stranieri. Gli idioti, gli imbecilli, i deboli di mente, gli epilettici, i pazzi e le persone colpite da pazzia durante il quinquennio precedente allo sbarco o che hanno avuto due o più accessi di pazzia in qualunque tempo anteriore. Gli indigenti, le persone che possono cadere a carico della pubblica beneficenza, i mendicanti di professione.

Le persone affette da tubercolosi o da malattie ributtanti o contagiose. Le persone non comprese nelle categorie precedenti, che siano riconosciute e dichiarate dagli ispettori medici mentalmente o fisicamente difettose a tal segno da non essere in grado di guadagnarsi la vita. Le persone che abbiano riportato condanne o confessino di aver commesso truffe od altro crimine o reato che implichi turpitudine morale. I poligami o le persone che ammettono la pratica della poligamia.

Gli anarchici e le persone che professano o propugnano il sovvertimento con la forza o con la violenza del Governo degli Stati Uniti o di ogni altro Governo o di ogni ordinamento legislativo, o l’assassinio di pubblici funzionari. Le prostitute o le donne o le fanciulle, che vengano negli Stati Uniti a scopo di prostituzione o per qualunque altro fine immorale; (…)

 

Dopo l’Immigration Act del 1824, la prima legge che restringeva notevolmente l’ingresso degli emigranti in America, vennero predisposte stazioni per il controllo degli emigranti anche nel resto del Nord America come Boston, Baltimora, Seattle, Galveston, Philadelphia, New Orleans e San Francisco.
 Tuttavia è al porto di New York che arrivava la maggior parte di persone da esaminare; persone che, solo dopo aver superato i controlli, potevano entrare negli Stati Uniti. La stazione federale per il controllo dell’immigrazione si trovava a Ellis Island, un isolotto nella baia di New York, alla foce del fiume Hudson. La scelta dell’isola non fu casuale: le fughe erano meno facili e la popolazione americana non rischiava il contagio di qualche malattia por- tata dallo “straniero”.

Vi furono poi ulteriori restrizioni alle ammissioni degli stranieri negli Stati Uniti, espresse nell’Immigration Act del 1907 di tipo sanitario. Persone colpite da malattie infettive non potevano fare ingresso negli USA ed erano costrette a ritornare al loro paese di provenienza.

Se l’emigrante riusciva a superare la visita medica e il controllo legale – non doveva essere un criminale, o un anarchico – lo aspettava un controllo di tipo psico-attitudinale.

“Ogni sforzo era fatto per cogliere coloro la cui apparenza poteva anche solo in modo vago ricordare l’esistenza di una malattia o un atteggiamento psicopatico. Se il comportamento sembra oltremodo animato, apatico o apprensivo o se l’espressione è vuota e persa, l’immigrante veniva trattenuto”.

I termini idiota, imbecille e debole di mente  venivano usati anche nel testo della legge sull’immigrazione per descrivere livelli di debolezze mentali.  Li identificò lo psciologo americano Henry H. Goddard. Goddard fu responsabile anche della metodologia dei primi test mentali nelle stazioni di immigrazione americane. Egli diffuse nel 1908 un test di intelligenza attraverso gli USA  verso chiunque fosse sospettato di disturbo mentale.
 I dati che ricavò Goddard avvaloravano la tesi dell’esistenza di razze mentalmente inferiori rispetto ad altre. L’80% degli italiani, ebrei e russi venne classificato come mentalmente deficiente.

Con l’aumentare dei numeri di stranieri che tentavano l’ingresso in America le restrizioni si fecero più rigide. Nel 1924 si vietava l’ingresso anche agli analfabeti, lasciando fuori così un numero cospicuo di persone.  Vuoi saperne di più su questi temi?
Leggi i regolamenti sull’immigrazione che abbiamo raccolto nell’Archivio del MEM – Memoria e Migrazioni.

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