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data: 20 dicembre 2017
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Già nel XII secolo, quando i Genovesi avevano trasportato i crociati inglesi e francesi in Terrasanta, lo fecero con grandi navi tonde, chiamate genericamente “navis” nelle fonti in latino. Si trattava di navi a due alberi con vele latine e 2 timoni laterali.

Gli uomini di mare si incontrano e esperienze, conoscenze, usanze travasano da una società ad un’altra e dal mare del nord arrivarono due innovazioni: il timone poppiero invece dei due laterali, e le manovre di bolina che permettevano di navigare non solo col vento in poppa.

Furono il segreto del successo di un nuovo tipo di nave: la cocca, che fu la grande protagonista dei traffici tra Mediterraneo e mar del Nord tra XIII e XIV secolo.  Era una nave ad un solo albero con vela quadra, un cassero posticcio e il fasciame a klinker. Era robusta ma aveva 2 difetti: le dimensioni ridotte rispetto alle vecchie navis e la scarsa manovrabilità in un mare come quello Mediterraneo dai venti inconstanti.

Qui e sulle coste atlantiche del Portogallo e della Spagna, dove persisteva l’influenza araba, la più diffusa nave mercantile rimaneva infatti la caravella, armata con vele latine da 1 a 3 alberi.

I marinai si domandarono allora come rendere più efficiente la vela quadra: la risposta fu aggiungere una vela latina a poppa.
Per equilibrare questo nuovo albero – detto di mezzana – se ne aggiungerà quindi uno a prora, il trinchetto: è nata la caracca.
Sarà con questo tipo di nave che saranno condotte in buona parte le esplorazioni geografiche del XV secolo. La S.Maria stessa era una caracca. Si trattava di navi enormi per l’epoca: potevano arrivare alle 1000 t di portata, veri castelli galleggianti!!! Con queste navi venne esplorato il mondo.

Il predominio dei genovesi negli alti tonnellaggi rimase indiscusso sino alla fine del secolo XV. Ora che l’epoca dei ricchi traffici col Levante si era chiusa, il Mediterraneo non era più quel crocevia di rotte commerciali di un tempo, le nuove rotte atlantiche facevano capolinea a Lisbona, Bordeaux, Londra, Anversa, Amsterdam.

Grazie alle caracche i Genovesi conservarono tuttavia alcuni traffici a largo raggio, remunerativi solo in grandi carichi: grano dalla Sicilia, allume (persa Focea e Trebisonda altre miniere erano state scoperte a Tolfa, nel Lazio), sale, vino.
Il problema di queste grosse navi era la lentezza e lo scarso armamento: al loro apogeo le artiglierie erano ancora primitive, poco efficaci e inaffidabili. Inoltre non erano costruite per avere dei ponti di batteria. Negli scontri navali venivano spesso assalite da numerose galee e avevano la peggio. Il problema non venne risolto nemmeno in seguito, fu così che nel corso del XVI secolo mano mano che scomparivano, non ne furono costrui-te altre.

Alla lenta estinzione delle caracche fece da contrappunto un revival della galea. Il XVI secolo fu il secolo d’oro della galea, soprattutto per il contesto di guerra costante contro i Turchi e i corsari barbareschi loro alleati. Nel 1576 si combattè a Lepanto la più famosa battaglia navale dell’età moderna, e fu battaglia tra galee. Ancora nel 1607 il Comune di Genova istituiva il Magistrato delle Galee, un organo deputato all’incremento e alla cura della flotta pubblica della Repubblica.

Il testo è tratto da una serie di approfondimenti a cura di Giovanni Carosio, Curatore Costruzioni Navali del Galata Museo del Mare