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data: 16 ottobre 2017
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Suldiario di bordo  conosciamo Andrea Doria come avventuriero, comandante di flotta navale, imprenditore con disegni politici astuti.

Dal 1528 Andrea Doria è il Capitano generale della flotta imperiale nel Mediterraneo e nell’Adriatico e ancora vent’anni dopo è in grado di mettere fine a una lotta tra fazioni in città e riconfermare il proprio potere. Durante l’operazione strategico-politica nota come la Congiura dei Fieschi, nata per eliminare  dalla piazza  Andrea Doria e  il suo giovane successore Giannettino Doria,  l’ammiraglio, fallita la congiura, riprende il controllo della città. Sarà inesorabile, assieme all’imperatore Carlo V verso chi si è macchiato di tradimento verso la patria.

Come avviene questa operazione?

Durante le feste natalizie  nel 1547 Gian Luigi Fieschi assieme ai suoi uomini armati  progetta un attacco alle sedi del potere genovese. Il Piano è questo: Andrea Doria e Giannettino, che tengono Genova sotto il comando francese di Carlo V, dovranno morire. La città passerà in mano agli Adorno passando sotto la bandiera spagnola.  Per fare questo, la notte del 2 gennaio, vengono sferrati tre attacchi contemporaneamente: Palazzo Ducale, Palazzo Doria di Fassolo (Palazzo del Principe) e la Darsena. Obiettivo successivo è quello di catturare le galee di Andrea Doria.
Uscito dal palazzo di Fassolo probabilmente allertato dai rumori in città e sulla Darsena, Giannettino Doria viene ucciso dalla sqaudra di Gianluigi Fieschi, ideatore della congiura (tra l’altro avevano appena festeggiato insieme l’inizio dell’anno). Le cose si mettono male anche per Gianluigi Fieschi però, che  pr
obabilmente ubriaco dopo i festeggiamenti, si lancia sul molo all’attacco di una galea.

Armato della sua pesante armatura instabile sopra un asse posto tra molo e imbarcazione, perde l’equilibrio e cade nelle acque della Darsena. Nel buio, nella confusione, la pur modesta profondità dell’acqua – non più di un paio di metri – si rivela fatale: il Fiesco viene inghiottito dall’acqua e scompare, sarà restituito dall’acqua solo molti giorni dopo. Per la fazione Fieschi, la perdita del capo è un colpo mortale: la truppa si sbanda, i nobili  prendono a litigarsi tra loro, mentre giunge notizia che Andrea Doria è in salvo e ha giurato di trucidare tutti i suoi avversari. 

Quando viene ripescato dalle acque della Darsena il cadavere di Gianluigi,  Doria dà ordine che venga  appeso pubblicamente  per due mesi (ecco cosa capita a chi tenta di sovvertire il potere con una congiura) e vengano impediti i funerali e buttato il corpo a mare.  Il senato confisca i beni ai Fieschi promotori della congiura e ne distugge anche il palazzo di famiglia.

Andrea Doria fuggito in Castel Masone, visto che il colpo di stato  era fallito da sè, fa rientro in città su invito del Senato. Nei mesi successivi, benchè ormai vecchio e solo, riprende il comando della città, con fatica perchè seguiranno, ahinoi, altre congiure.

G. Airaldi, “La congiura dei Fieschi. Un capodanno di Sangue”

P. Campodonico, Andrea Doria, Genova, 1997.


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