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data: 30 ottobre 2017
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Al museo vi è una sala dedicata interamente al grande navigatore che cerca di rispondere a domande come: con che navi navigava? quali strumenti e tecniche utilizzava? quanti viaggi ha fatto? qual era la sua concezione del mondo? Ed ancora: qual era l’aspetto del Navigatore? E, infine, era davvero genovese?

 

I modelli delle navi di Colombo

Progettati dal Capitano d’Albertis in occasione dell’Anniversario della scoperta dell’America nel 1892. La realizzazione è stata affidata al Costaguta, noto costruttore navale del ponente cittadino. Egli infatti non ricorre alla ricostruzione di chiglia, ordinate e fasciame ma si basa sul sistema dei mezzi modelli, realizzando scafi pieni basati su un unico tronco di legno che vengono successivamente piallati fino ad ottenere la curvatura richiesta. Lo sapete che erano due caravelle e una caracca e non tre caravelle?

 

L’idea del Mondo secondo Colombo – Il globo di Martin Behaim

Questo globo, copia di quello originale conservato al Germanisches Nationalmuseum (Ghermanisces Nazionalmuseum), rappresenta un punto di contatto tra l’elaborazione del cosmografo tedesco, vissuto alla corte di Lisbona, e il navigatore italiano.

L’Atlantico di Behaim è quello che anche Colombo immagina: separa l’Asia dall’Europa, contiene Cipango (Giappone) e Taprobana Sri Lanka) insieme ad Antilia, l’Isola delle Sette Città e tutto l’isolario fantastico del suo tempo.

Il Codice dei Privilegi

Raccolta di atti notarili e documenti che comprovano la scoperta e i diritti a lui attribuiti dai sovrani spagnoli. (l’abbiamo visto nel dettaglio nella scorsa puntata del diario di Bordo).

Una selezione dei documenti “genovesi” di Colombo

Sulle orme del lavoro di Paolo Emilio Taviani – a cui è dedicata la sala – e di Aldo Agosto, lo staff scientifico del Museo ha selezionato alcune lettere originali, come quelle indirizzate a Oderico e al Banco di San Giorgio. Altre, invece, custodite negli archivi di stato di Genova, di Savona e alla Biblioteca Apostolica Vaticana, riprodotte in video.

I documenti sono interessanti poiché è presente la trascrizione nella lingua originale, la traduzione in italiano o in inglese. La lingua originale dei documenti è Spagnolo cinquecentesco per lettere scritte da Colombo, mentre in latino tardo medievale usato dai notai.

 

La firma di Colombo

A lato del video si trova la firma autografa in rilievo di Colombo. Si tratta di una sigla molto particolare che secondo alcune interpretazioni degli storici dimostra la sua profonda fede, e sembrerebbe che egli abbia voluto attribuire un preciso significato simbolico e profetico alla sua firma: Xpo FERENS – in grecolatino Cristoforo – significa “colui che porta a Dio”. Le lettere X, M, Y rappresentano le iniziali delle tre religioni monoteiste (Cristiani, Musulmani ed Ebrei), mentre le lettere S disposte a triangolo come il triangolo rappresentato dalla A, indicano la Trinità.

 

Ritratto di Colombo

Vi è una sterminata iconografia su Colombo e questo ritratto, attribuito a Ghirlandaio ci aiuta a fare una riflessione. A paragone degli altri ritratti, quello esposto al Galata emerge come un dipinto d’autore e giustifica come mai, negli anni, nell’immaginario collettivo questo sia il suo volto. L’immagine è di grande qualità e il confronto con le altre opere di Ridolfo Bigordi stabilisce interessanti somiglianze, alla ricerca di quella prova decisiva che ancora non c’è.

 

Un’Ampolla contenente le ceneri

Dopo la sua morte, il 20 maggio 1506, Colombo su seppellito a Valladolid e poi per decisione dei discendenti venne traslato a Siviglia e poi a Santo Domingo e da qui, dopo l’occupazione francese, trasferito a Cuba. A La Havana, in seguito alla guerra con gli Stati Uniti fu riportato in Spagna nel 1899, dove gli fu dedicata, a Siviglia, una tomba monumentale nella cattedrale. Nel 1877 fu identificato però il corpo all’interno della tomba monumentale come quello del figlio di Colombo e le spoglie dell’esploratore erano ancora a Santo Domingo. Da qui, le ceneri furono donate alla città di Genova.

 


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