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Dopo il grande atrio con il faro e le imbarcazioni esposte, la prima scena che vede il visitatore che entra nel Galata Museo del Mare, è un’enorme veduta di Genova a volo d’uccello che fronteggia l’affresco di Renzo Piano – il suo progetto per lo sviluppo della città – realizzato nel 2005 e donato successivamente al Galata Museo del Mare.

“Un lavorare di getto, senza troppi ripensamenti… proprio come un affresco, ha il vantaggio dell’immediatezza e di una certa dose d’incoscienza, che sola permette quel gesto ampio, necessario a tracciare una visione d’insieme del porto e della città”, lo descrive Piano.

Come nasce il progetto

Piano parte dalla coscienza che il porto è da sempre la maggior fonte di ricchezza per tutti i genovesi; come altre volte nella sua storia, esso va adeguato ai cambiamenti intervenuti nel sistema dei trasporti e delle comunicazioni, ma senza prescindere dalla città, anzi tenendo conto della sua riguadagnata vocazione di città d’arte.

Secondo lui il terzo millennio ci porterà a riscoprire, almeno in parte, una tipologia portuale non molto diversa dall’antica: quella del porto-emporio, che l’industrializzazione annientò per farne un porto di transito, imposto ai genovesi dal governo italiano per approviggionare di materie prime il triangolo industriale. Si trattava di merci povere – soprattutto carbone – che impegnavano più di metà dei lavoratori del porto ma non raggiungevano neppure l’8% del valore delle merci movimentate.

Piano fa risalire a quel periodo un tragico errore: costringere il nuovo porto ottocentesco all’interno dell’arco costiero compreso tra la Lanterna e il Molo vecchio. Un errore che la città paga ancora oggi con la congestione della viabilità.

Come il porto-emporio preindustriale, quello futuro dovrà – non solo facilitare al movimentazione delle merci – ma anche favorirne la manipolazione, cioè quelle attività collaterali che portano lavoro e ricchezza.

La posizione geografica di Genova è invidiabile, situata com’è nel punto in cui il Mediterraneo è più vicino al cuore dell’Europa. Si capisce perché fu chiamata la “porta” dell’Europa.

Ma – come tutte le fortune – anche questa ha portato a “vivere di  rendita”. Oggi, con l’evoluzione dei trasporti, città anche più lontane possono essere concorrenti. Da ciò la necessità di attrezzarsi per risolvere due debolezze strutturali: la carenza di spazi e la difficoltà dei collegamenti con l’interno del continente.

La proposta che nacque  su input del presidente della Regione Biasotti, nel tentativo di risolvere le contraddizioni dei vari progetti sul futuro del porto e della città fu accettata da piano e realizzata in 6 mesi di lavoro.
Il progetto si compone di molti sotto-progetti: citiamo i più macroscopici: Il porto in Linea e l’aeroporto a mare, Il progetto Leonardo – sugli Erzelli -, il ripensamento del porto di Multedo e di Sestri, il ripensamento del porto di Voltri, il ripensamento della viabilità cittadina – compresa la soprelevata.

il porto il linea

La forma logica del porto futuro non può essere che quella di uno scalo in linea.

Proposta: spostamento a mare della pista di atterraggio su un’isola artificiale, collegata alla terraferma per mezzo di un tunnel in parte sotterraneo in parte sottomarino, e realizzata in cassoni di cemento armato prefabbricati e opportunamente affondati.

L’isola avrebbe una lunghezza di 3,5 km e larghezza 390 mt, dimensioni tali da garantire allo scalo la categoria “D”, che significherebbe un incremento del 30% del traffico aereo. L’aerostazione vera e propria sarà invece ubicata non lontano dall’attuale, per meglio interagire con la città; sarà facilmente raggiungibile dal levante grazie a una monorotaia e non ospiterà solo servizi aereoportuali, ma anche spazi aperti alla città e al vicino porticciolo di Sestri ponente. Sarà inserita in una cornice verde che – senza soluzione di continuità – collegherà al mare il grande parco degli Erzelli.

Con lo spostamento dell’aeroporto e dismissione delle acciaierie, si otterrà uno sviluppo di banchina pressochè ininterrotto  di circa 8 km.

Vediamo nelle prossime puntate, il proseguimento del visionario progetto dell’architetto Genovese e di come si sono realizzati in parte alcuni progetti in questi anni, e in parte no.