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data: 30 marzo 2017
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Chi vive a Genova riconosce la Lanterna come un simbolo amico e della città. Chi non è di Genova, sa che  è il faro della città?

Prima presenza della Lanterna nelle fonti storiche

E’ il 1161 quando viene istituita una gabella, chiamata focagium, da imporre alle navi che fanno scalo a Genova.  La gabella ordina di “pro igne faciendo in capite fari” : Fare fuochi a Capo di Faro.
E’ la testimonianza più antica del faro che forse all’epoca era un fuoco sopra il promontorio roccioso.

Raffigurazione più antica

Al 1371 risale la raffigurazione più antica, disegnata a penna in un manuale dei Salvatori del Porto e del Molo.  (era la magistratura cittadina  incaricata della gestione portuale).  Attorno al faro si combatte spesso e i francesi, dopo essersi impossessati della città nel 1512, vi costruiscano una fortezza. La fortezza viene chiamata la Briglia  per imbrigliare i riottosi genovesi. E’ in questo periodo che il faro viene chiamato Lanterna. I genovesi dal canto loro, non appena possibile, occupano la fortezza e la radono al suolo, salvando solo la parte bassa del faro.

Costruzione

Il faro viene ricostruito nel 1543, e appare allora nell’aspetto raffigurato già dal pittore Cristoforo Grassi e divenuto a lungo simbolo stesso di Genova. Una doppia torre, sormontata dalla lanterna vera e propria, all’epoca costituita da ben 127 lampade di vetro a olio.

Con questa struttura rimane fino al 1841, quando viene montata una lampada la cui luce è riflettuta da specchi e ingrandita dalle “lenti di Fresnel”, come i fari dei paesi del nord. Tuttavia si continua a bruciare olio d’oliva, fino all’adozione del gas di acetilene, per passare poi al petrolio e infine, all’energia elettrica.