please wait ..

Visualizza tutti gli articoli: Blog

“Le navi americane sono minimali e spartane, quelle inglesi senza gusto e provinciali, una sorta di ‘Liverpool moderno’ […] non è questo il caso dell’Andrea Doria. Già quando vi avvicinate al molo 84, sfidando il il vento gelido dell’Hudson, e date la prima occhiata alla leggiadra nave bianca, coi suoi ponti graziosamente terrazzati verso poppa, la sua unica ciminiera, parte solida, parte grigliata , dipinta negli accattivanti colori della bandiera italiana, ricevete subito l’immagine di un panfilo da crociera […] Architetti e progettisti hanno fatto degli artisti i loro complici, mostrando raro buon senso nel creare spazi destinati all’arte, come ad esempio il lasciare un grande murale ricoprire un’intera parete…” Aline Bernstein, “Art suited to a luxury liner”, in New York Times, 1°febbraio 1953

 

Il primo transatlantico Italian Style, l’Andrea Doria

Nel secondo dopoguerra le esigenze della marina mercantile italiana sono molteplici: ripristinare la flotta andata distrutta durante la guerra per navi cargo e petroliere, di navi passeggeri o recuperare quelle che non sono andate distrutte, Come il Conte Biancamano e il Conte Grande e ripristinare il traffico marittimo mercantile, sia di merci, che di passeggeri. Altra e nuova esigenza è anche assicurarsi una fetta del mercato turistico americano diretto in Europa e in grado di portare in Italia valuta e risorse. Per tutti questi motivi, nel 1946, la Società Italia, appositamente ricostituita, decide la costruzione di tre nuove navi passeggeri: saranno le M/n Giulio Cesare (II) e Augustus (II), progettate da Niccolò Costanzi e la “costruzione 918”, da realizzarsi a Sestri Ponente, presso i Cantieri Ansaldo.

Diventerà, a poche settimane dal varo, la T/n Andrea Doria Della costruzione del Giulio Cesare e del progettista Costanzi narra la storia il museo di recente formazione il MUCA – Museo della Cantieristica Navale di Monfalcone. Ma che nave è la T/n ( che sta per turbo/nave) Andrea Doria? È una nave più piccola dell’Augustus e meno veloce del Rex, ma irresistibile per eleganza e stile. Il Design. Con il Doria, i cantieri di Sestri, avevano superato quella volontà di emulazione che aveva segnato gli anni Venti e Trenta verso design britannici e tedeschi. Le linee del Doria si rifacevano alle forme più moderne del Giulio Cesare (II) e dell’Augustus (II), ma certamente le interpretavano in chiave più elegante. L’arredo di bordo e l’architettura furono curati dagli architetti più importanti e con maggiore esperienza nell’arredo navale dove l’allestimento era personalizzato e differente per la prima classe, la classe cabina e quella turistica. Possiamo dire che l’Andrea Doria fu il primo transatlantico italian style.

 

Le opere d’arte integrate nell’architettura.

Le opere d’arte erano già state inserite a bordo delle navi anche prima della guerra, ma mai concepite come un insieme organico all’allestimento.
Il Salone delle Feste della prima classe, mostrava una gigantesca tela ad olio: la “Leggenda d’Italia” di Salvatore Fiume incollata e trattata sulle paratie prodiere e poppiere della Sala di soggiorno di prima classe, ad avvolgere il passeggero con immagini dell’architettura della “Città ideale” e di citazioni (copie a grandezza naturale) di dipinti rinascimentali, dalla Gioconda, a Raffaello, a Michelangelo.
In una nicchia centrale, sempre del Salone delle Feste della prima classe, troneggiava, come una vera propria polena della nave, la statua dell’ammiraglio Andrea Doria di Paganin.
Altra grande parete dipinta a tema mitologico nel salone delle feste rappresentava Nettuno e Teti banchettando con le divinità abissali, opera di Piero Zuffi. La Suite dello Zodiaco, realizzata dalla ditta Enrico Monti di Milano, su disegno di Gio Ponti.
La Biblioteca di prima classe fu progettata da Pulitzer, realizzata dalla Ditta Carlo Colombo di Milano con un arazzo della MITA, su soggetto dell’artista Michael Rachlis (a indicare che non tutti gli artisti erano italiani).
Il Gran Bar di prima classe ospitava le opere in ceramica di un artista, Romano Rui, che sarebbe stato molto presente nelle navi della Società Italia.
La Sala da pranzo di prima classe era rivestita di pannelli intarsiati su base di radica di mirto, opera dell’artista Ilario Rossi.
Il Giardino d’inverno, sul Ponte Passeggiata, progettato da Ponti e Zoncada, ospitava i pannelli ceramici di Guido Gambone, ispirati all’arte primitiva e con soggetti umani e animali.
La Sala dei Bambini, di prima classe, venne realizzata da Emanuele Luzzati.
La Sala di soggiorno della Classe Cabina, era dominata dal pannello dipinto “Manichini sulla laguna” di Dino Predonzani.
La Sala delle feste della Classe Cabina, disegnate da Matteo Longoni, era dominato dal grande pannello “L’allegoria di autunno” di Felicita Frai.
Il Bar veranda della Classe Cabina, che affacciava sulla piscina, aveva un mosaico di Lucio Fontana e pannelli di Antonia Tomasini.
La Classe Turistica aveva nella sua Sala da pranzo un pannello “Viaggio nell’italia del Rinascimento”, opera dello stesso architetto Ratti che aveva disegnato la sala.
La Cappella era l’unico luogo accessibile dalle tre classi. Al suo interno un’opera prima: la “Via Crucis” di Lino Schenal.

Esperienza e modernità

Nella costruzione dell’Andrea Doria si fusero le esperienze prebelliche dell’Ansaldo – quelle che avevano portato alla realizzazione del Rex – e la ricerca contemporanea, oltre al patrimonio esperienziale di una generazione di ufficiali, specie di macchina, sopravvissuti al conflitto. Da questo punto di vista, l’Andrea Doria fu una fusione tra modernità ed esperienza, con propulsori molto affidabili, un equipaggiamento (dal RADAR agli altri strumenti di navigazione) all’avanguardia e ne risultò una nave veloce ma confortevole, fortemente stabile anche grazie a forme di carena (più larghe nell’opera viva che in quella morta) particolarmente studiate.

La dolce vita

Concepita per la Sunny Southern Route, la rotta che da New York portava a Gibilterra e da qui al Mediterraneo, l’Andrea Doria come le altre navi della Società Italia, dovevano percorrere una rotta più lunga rispetto a quella per il Nord Europa, ma più favorevole meteorologicamente.
Pertanto, l’esperienza, anche nei mesi invernali, di poter restare all’aperto, prendere il sole e fare il bagno nella piscina della propria classe, era frequente.
E questo rese le navi italiane più “appetibili” di quelle inglesi o francesi dove, non a caso, le piscine erano al coperto. In una età segnata dalla speranza e dalla voglia di rinascita, l’Andrea Doria, con la sua vita mondana, con il suo trattamento a bordo, fatto di cucina raffinata e abbondante, di divertimento semplice e di una ritrovata gioia di vivere, dopo una guerra devastante, rappresentò l’espressione della dolce vita in mare.