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data: 21 febbraio 2017
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All’interno del Galata Museo del Mare, una sezione di 10.000 metri quadrati è dedicata alle migrazioni passate e presenti. Per ricostruire la storia dei quasi 29 milioni di persone che in 150 anni hanno lasciato il paese, il comitato scientifico del MEM – Memoria e Migrazioni – si è servito di documenti originali come lettere o diari.

La simpatica lettera che state per leggere è stata scritta da una giovane ragazza che dalla val Fontanabuona, è emigrata a New York nel 1924.

La lettera è arrivata a noi, in fase successiva alla realizzazione del museo,  grazie all’Archivio ligure di scrittura popolare che ha raccolto, conservato, trascritto e studiato oltre 60mila documenti tra lettere, quaderni, diari e 7000 fotografie. Membro del Comitato scientifico, lo staff dell’Archivio è stato fondamentale per la ricostruzione di una storia veritiera forte e solida.  A sua volta, l’Archivio aveva studiato questa lettera  grazie alla raccolta della Famiglia Cuneo “Memoia” . Gli originali sono conservati a Cèlvari alla Civica Biblioteca, Museo delle memorie locali e Centro di Documentazione.

Rosa, la nostra protagonista, lavora da sola a NY e si sposta da una fabbrica di dolci (nel chendi, come lo chiama lei) a una di sapone, per guadagnare più soldi. “Qua zia, non si guarda in faccia nessuno, si va dove si guadagna di più.  Nella nuova fabbrica di sapone ci sono 50 persone della parrocchia di San Colombano Certenoli!”
Ha qualche incontro emozionante sul lavoro, un polacco che le fa gli occhi dolci e le difficoltà della lingua, – che lei non parla – ma Rosa ha carattere, e dalla lettera si vede!

 

Nev Yorch 23 Settembre 1924

Carissima zia,  quindici giorni or sono o ricevuto una vostra lettera la quale mi fece tanto piacere a sentira che la vostra famiglia sta bene tutta, ma però mi è rincresciuto il sentire che voi sofrite sempre dei stessi dolori ma che volete e ci vuole pazienza guardate di curarvi che è un poco alla volta vi passeranno.
Io grazie a Dio sto bene e così pure il mio fratello. Cara zia adesso vi farò sapere che ho cambiato lavoro non lavoro più nel chendi lavoro nel sapone dove lavora mio fratello, per dire la verità è un lavoro un po’ sporco, ma  qui sebbene siamo nella meraca non ci si guarda si guarda più tosto a guadagnare qualche scudo di più, qui lavoro a mio conto e se ne faccio ne me pagano altrimenti alla fine della settimana la busta si trova piccola, se non si è svelte qui innamerica lo fanno venire, specialmente se si lavora sotto alli americani, io dico la verità che nel chendi ci lavoro volentieri, perché il capo era Parmigiano parlava Genovese come noi, mi voleva tanto bene e mi lasciava fare come volevo e quando vedeva che non ci avevo testa a lavorare veniva lì e mi diceva, va a sederti nel cesso che lavoro lo faccio io, ma che volete, sono dovuta andar via perché mi davano pochi soldi e sabato sono andata a prendere i soldi e mi disse perché non vieni più?
Io le dissi prendo pochi soldi e così vado in un altro posto, esso mi disse prima di andare via me lo potevi dire che io ti facevo aumentare, io le risposi per adesso lavoro un po’ là, ma forse verrò ancora qualche volta lavorare qui, esso mi rispose vieni quando vuoi che la porta sarà sempre apperta, nella fattoria dove lavoro adesso ci siamo più di 50 della parrocchia di Certenoli Cara zia, qui innamerica non si guarda nè amici né parenti si lavora dove si guadagna di più perché alla fine del mese la pigione bisogna pagarla perché altrimenti cacciano fuori di casa.
Cara zia adesso voglio dirvene una da ridere, ma che però è vera, al primo giorno che  ho lavorato in questa fattoria mi hanno messo a lavorare insieme a un polacco, era un bel giovanotto e mentre lavorava mi parlava ma io non lo capivo, e una ragazza che era lì vicino mi disse perché non rispondi a quel giovanotto? io le dissi ma per rispondere bisogna capire allora questa ragazza ce lo ha detto che non lo capisco, e questo è rimasto un po’ stupefatto poi lei disse a questa ragazza  digli che impari a parlare che a me piace tanto e voglio parlarci non voglio lavorare senza parlare e perché non mi poteva parlare di tanto in tanto mi guardava e rideva e poi alla sera mi disse tu mori che in inglese vuol dire vieni di nuovo domani io ho capito e ho detto sì, allora questo mi disse di nuovo, capisce ma non mi vuole parlare allora questa ragazza li disse capisce qualche parola. ma non tutto, e adesso quando mi vede mi guarda e ride e ha detto a questa ragazza che prova un gran dispiacere di non potermi parlare. Cara zia qui inamerica se ne trova di tutte le raze, ma non bisogna darci retta, adesso non ci lavoro più lavora insieme una ragazza piemontese.

Saluti afetuosi a tutta la vostra famiglia, saluti ai timelin e avoi un bacio e sono vostra af.ma nipote
Rosa

Lettera Scritta da Rosa Cademartori,  fa parte dal Lascito Cuneo di Calvari (GE) e ci è stata segnalata  dall’Archivio ligure di scrittura popolare.