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data: 16 maggio 2017
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Le tecniche utilizzate per la navigazione che abbiamo visto nella puntata precedente del nostro diario di bordo, furono mano a mano perfezionate e se ne aggiunsero di nuove. Con la navigazione oceanica, le tecniche tradizionali descritte non bastavano più. Risultava di fondamentale determinare con certezza la posizione della nave sul globo.
Conoscendo la propria posizione si possono evitare secche scogli (già segnalati nelle carte) e le rotte sono più facili da seguire.
Conoscere la posizione della nave fuori dai riferimenti terrestri è un requisito indispensabile per navigare in sicurezza. Non basta più avere una stima di posizione ma è necessario un riscontro: il punto nave.
Oggi esiste il GPS che fornisce le coordinate geografiche, ma nel passato calcolare la latitutdine e la longitudine e quindi la posizione della nave significava rispettivamente individuare il parallelo e il meridiano nel quale ci si trovava.

Grande Astrolabio ricostruito da Enrico D’Albertis in occasione delle celebrazioni colombiane del 1892

Latitudine

La misura della latitudine però era praticata già nel bacino del Mediterraneo per le tratte più lunghe grazie a strumenti di misurazione angolare di invenzione araba.

Strumenti astronomico matematici come astrolabi quadranti orologi solari e notturni servivano a determinare proprio la latitudine. Citando il museo Galileo di Firenze “La latitudine misura la distanza angolare di tale punto dall’equatore (…) La definizione della latitudine si ricavava misurando l’altezza del Sole o della Stella Polare rispetto all’orizzonte e confrontando il dato ottenuto con apposite tavole numeriche.

 

 

 

Sestante in mostra nella Sala degli strumenti Scientifici del galata Museo del Mare

Strumenti per misurare l’altezza del sole

Al Galata Museo del Mare sono in esposizione diversi strumenti che venivano utilizzati per misurare la distanza tra due astri, quindi fare il calcolo della latitudine.

Quadrante navale

Strumento di piccole dimensioni, senza fondo per lasciar passare vento. Era graduato fino a 80 gradi con filo a piombo e traguardi. L’astro che veniva osservato è la Stella Polare. Con questo strumento infatti utilizzare il sole era pressochè impossibile per un fatto di scomodità nel posizionamento.

Astrolabio Marino

Più adatto invece a utilizzare l’altezza del sole, l’astrolabio nautico è uno strumento circolare graduato da 0 a 360°. Il suo utilizzo richiedeva tre persone, anche perché lo strumento è molto ingombrante. La terza sosteneva lo strumento con l’anello.

L’osservazione del sole però richiedeva la conoscenza del calendario e della posizione di esso in cielo. Questo però non era padroneggiato da tutti i piloti. Per conoscere la declinazione astronomica del sole infatti , i piloti esperti conservavano il calendario con il brogliaccio di navigazione e con il notturlabio.

In questa immagine invece vi mostriamo un sestante, che è sempre uno strumento di misura angolare, ma successivo.

 

Longitudine

Cronografo di marina nella Sala degli strumenti Scientifici del galata Museo del Mare

Misurare la longitudine era di gran lunga più complicato. La determinazione della lon

gitudine era strettamente connessa con quella dell’ora. Considando che la terra compie intorno al suo asse una rotazione di 360° in ventiquattro ore, possiamo dire che un’ora equivale a un 24esimo di giro cioè a 15° (cioè 360/24). Questi 15 gradi all’equatore corrispondono a 1000 miglia, mentre diventano zero (virtuale) ai poli. Quindi conoscendo l’ora simultanea di due punti è possibile calcolare quanto tempo è trascorso e quanto in longitudine, la nostra nave si è mossa.

Per secoli si è tentato di misurare la longitudine con diversi metodi, anche Galileo nel ‘600 elaborò metodi e strumenti. Il metodo del calcolo dell’ora era in assoluto il più semplice. Occorreva avere due orologi: uno con l’ora locale e uno con l’ora di un meridiano qualsiasi di riferimento. La differenza oraria si poteva poi trasformare in distanza geografica.

Peccato che avere un cronografo marino che fosse affidabile e preciso era pressochè impossibile. Misurare lo scorrere del tempo a bordo era sempre stato complesso e richiedeva una tecnologia piuttosto sofisticata. Il rollio e il beccheggio di una nave poi, non facevano che complicare ancora di più la faccenda.

Una svolta data dalla Royal Society

Nel 1714 il Parlamento Inglese offrì una ricompensa di 20mila sterline a chi avesse scoperto il sistema per dterminare la longitudine. Fu un orologiaio di nome  John Harrison che per molti anni lavorò e perfezionò orologi.  Queste opere d’arte sono custodite a Greenwich, tra l’Osservatorio reale e il National Maritime Museum.
Al Galata Museo del mare, nella sala degli strumenti scientifici molti pezzi storici. Cronografi di bordo, lo strumento dei passaggi per determinare l’ora esatta a Genova e molte altre storie sulla latitudine e longitudine in mare!