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Al Galata Museo del Mare sono in esposizione diversi strumenti che venivano utilizzati fare il calcolo della latitudine.
Il concetto di latitudine e longitudine erano noti già a Tolomeo, ma mentre la misurazione della longitudine fu risolta solo nel XVIII secolo, la latitudine era misurata già dagli Arabi per mezzo dell’astrolabio – che si diffuse con successo nel mondo islamico medievale e, attraverso la Spagna musulmana, penetrò in Europa fin dal X secolo.

Nel bacino del Mediterraneo la misura della latitudine per le tratte più lunghe era praticata, se non proprio con l’astrolabio, grazie a strumenti di misurazione angolare di derivazione e invenzione araba come quadranti, orologi solari e notturni, astrolabi e balestriglie.

La latitudine

Che cos’è dunque e come si misura? La latitudine di un luogo è pari all’angolo che la verticale di un punto sulla superficie della Terra forma con il piano equatoriale. (vedi immagine)
Si calcola con la misura dell’altezza del Sole o della Stella Polare sull’Orizzonte, in gradi. L’orizzonte è il bordo di un disco virtuale, il cui centro è il punto di cui vogliamo conoscere la latitudine. Il raggio terrestre è infatti talmente grande che la curvatura della terra in un quel luogo è insignificante.
Pur essendo possibile misurare l’altezza di molte stelle, la Polare offriva il vantaggio di corrispondere al nord magnetico e di risultare fissa nel cielo.
Mano a mano che ci si avvicina all’equatore l’angolo in questione diminuisce, finchè all’equatore la Polare appare sull’orizzonte. Allo stesso modo al polo nord risulta allo zenit.
Misurare l’altezza degli astri a bordo era difficile: dei 3 strumenti più noti, astrolabio, quadrante e balestriglia – l’ultimo era il più vantaggioso.

la Balestriglia

era in uso già nel medioevo in navigazione veniva usata per il calcolo delle misure angolari (calcolare la latitudine) e in topografia per il calcolo delle distanze.

Quella che vediamo nell’immagine è una replica del XIX secolo, realizzata da un costruttore anonimo su richiesta nel XIX secolo e (immaginiamo) disegno di Enrico Alberto D’Albertis. Questo strumento doveva replicare uno degli strumenti utilizzati in navigazione del XVI secolo.

Come si utilizzava?

Si impugnava con una mano e con l’altra si faceva scorrere il martello (la parte scorrevole e perpendicolare) fino a far coincidere l’estremità inferiore con l’orizzonte che si osservava (la linea dell’orizzonte in mare, o la cima di un campanile, di un faro) enl’estremità superiore con l’astro. Una volta collimato l’astro con l’orizzonte, si fermava il martello e sull’asta lunga si leggeva un numero che, con opportuni calcoli trigonometrici, segnava il valore angolare corrispondente.

Ecco un video del museo Galileo di Storia della Scienza di Firenze che mostra l’utilizzo della balestriglia, da cui abbiamo tratto anche questa immagine che illustra l’impiego in topografia della balestriglia. Clicca qui per vedere il video.