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Abbiamo visto la struttura del porto di Genova nel Medioevo.
Proseguiamo nei secoli per vedere come si sviluppa il orto nel 600.
Grandi lavori vengono approntati per adeguarsi alle strutture portuali del Nord Europa che ospitano grandi navi e grandi quantità di carichi.

Non viene modificato solo il porto: il sistema difensivo della città è rimasto fermo al ‘300 e le mura della città  vanno ripensate.

Riprogettare le mura delle città

Le vicende di inizio secolo con i Francesi hanno lasciato l’idea di una città in fondo poco difesa, soprattutto ora che i progressi della metallurgia producono cannoni molto più temibili che nel passato.

La caduta di Costantinopoli nel 1452 fu un evento fondamentale in questo senso, non tanto per le sue conseguenze politiche, piuttosto per quelle militari: una grande capitale circondata da tre ordini di mura tradizionali cadde a pezzi sotto i colpi della prima artiglieria pesante della storia.

Le mura di ogni città, comprese quelle di Genova erano inadeguate di fronte ai progressi della metallurgia e dell’arte della guerra.

In Italia e a Genova vennero modificati tutti i bastioni e l’architettura delle porte di accesso alla città, adattandole agli ultimi progressi delle artiglierie. I nuovi bastioni, progettati dal secolo XVI, dovevano essere muniti di strutture a punta che limitavano la superficie attaccabile grazie alle loro nuove forme a triangolo accompagnate dallo sviluppo della scarpa: una struttura inclinata in pietra o muratura, adatta a sostenere al meglio i colpi dell’artiglieria assediante.

I lavori al fronte del Porto

Anche il fronte del porto venne rinforzato. I lavori iniziarono nel 1551 proprio dalla porta del Molo, su progetto di Galeazzo Alessi: Porta Siberia.

Anche il porto, come le mura è profondamente inadeguato. I traffici europei sempre più frequenti con le Americhe vedono la supremazia di paesi nord europei che solcano i mari con navi sempre più grandi e pesanti. Il fondo del porto di Genova non ha sufficiente pescaggio per navi così grosse, il traffico è troppo intenso per consentire spazi di manovra in porto per tutte le navi che arrivano, non ci sono spazi per il deposito di tutte le merci.

Sin dalla metà del ‘500 e per tutta l’età moderna il bacino portuale fu soggetto a ricorrenti lavori di escavazione dei fondali, nonché alla costruzione e ristrutturazione di magazzini, tra cui i Magazzini dell’abbondanza al Molo, e le Arcate nuove dell’Arsenale in Darsena.

Lo sforzo comune fu tale che in meno di 6 anni le mura erano finite e si mise mano a completare il fronte a mare: un cammino di ronda, detto poi delle Muragliette, viene inserito lungo tutto l’arco portuale. La città si trova così separata dal porto, almeno visualmente, come si vede nell’immagine. (le muragliette ospitavano anche spazi commerciali ad uso degli emboli della Ripa).

I magazzini del Porto franco erano un quartiere di edifici con il tetto a cuspide, costruiti a partire dalla fine degli anni ‘20 e situati tra il Mandraccio e Palazzo S.Giorgio. Così quest’area la capacità di stoccaggio del porto passava dai 26.800 mc del 1550 ai 45.500 del 1642. I magazzini secondo la tradizione genovese erano affrescati da artisti come Piola e de Ferrari.

Il Molo Nuovo

Ma l’opera certamente più monumentale del XVII secolo fu il Molo nuovo. Dopo l’ennesimo fortunale che aveva colpito il porto, il 3 marzo 1638 i Padri del Comune approvano il progetto di Ansaldo de Mari per il Molo nuovo, che si estenderà dai piedi della Lanterna verso est per una lunghezza di 375 m.

L’idea del de Mari è adottare cassoni pieni di calce e pietre, affondati a 20 palmi di profondità (circa 5 m) su una platea di pietre be livellata. L’idea partiva dalla certezza che il moto ondoso perde ogni violenza a quella profondità. L’opera fu utile perché il porto a partire dal 1640 rimase indenne dalle tempeste. Furono anche aumentati gli ancoraggi. Zuccheri, caffè, cacao