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data: 17 marzo 2017
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Mettere in scena in museo, costruire il contesto storico per raccontare le migrazioni nel passato.

 

Festival Genova qui per noi

Questa settimana, assieme a molti protagonisti della vita culturale genovese, il Museo del Mare ha incontrato la città di Nantes. L’occasione era il festival Genova Qui Per Noi – dal 16 al 19 marzo, organizzato dall’Università di Nantes con lo scopo di presentare ai cittadini nantesi Genova e le sue eccellenze.

Arredano lo spazio Cosmopolis che ci ospita, i mezzari d’autore del negozio “Giovanni Rivara” disegnati da artisti genovesi quali Emanuele Luzzati, Angelo Verardo, Flavio Costantini, Anna Maria y Palacios, che vedete nelle fotografie.

Tema principale del festival la comunicazione tra paesi, le contaminazioni artistiche date dagli scambi e incroci. Dunque atelier musicali (De Andrè, canzoni genovesi, francesi e della sponda sud del Mediterraneo), il MEM – Memoria e Migrazioni con le sue storie di migrazioni, un corso intensivo sull’opera di Verdi della Traviata, Castello D’Albertis museo delle Culture del Mondo, antropologi.

Lo staff del Museo del Mare ha dunque messo a fuoco la storia dell’emigrazione italiana e della più recente immigrazione nel paese. Soprattutto però, ci siamo concentrati sul raccontare la filosofia alla base del percorso del MEM e della strategia scenografica e museologica.

Mission del museo

Ricreare un contesto storico per poter comunicare e mettere in scena documenti, testimonianze, canzoni

Con il tema delle migrazioni, il museo era alle prese con una situazione particolare: l’assenza di collezioni e testimonianze spesso, di testimonianze fisiche, storiche e documentarie. In questo senso, l’Istituzione sviluppa un approccio differente, che parte dalla conoscenza del contesto storico e culturale, approfondisce lo storytelling e, a partire da questo, avvalendosi della multimedialità, dell’interattività e della scenografia costruisce contesti museali innovativi, dove alla tradizionale esposizione di oggetto+vetrina+didascalia, viene sostituito un ambiente immersivo nel quale il visitatore è sottoposto a stimoli diversi.” (Pierangelo Campodonico, direttore del museo in un’intevista)

Il primo compito che il nostro museo ha riconosciuto nella sua missione, è quindi ricordare la storia migratoria nazionale e promuovere, anche attraverso la rete dei musei regionali italiani, una memoria “locale” della migrazione. Siamo un popolo di “migranti”, figli e nipoti di migranti. L’obbiettivo principale è quello di ricomporre un mosaico che si è scomposto in giro per il mondo, dove il disegno finale sia un’identità di popolo migrante.

Costituire una memoria migrante per l’immigrazione contemporanea

Per l’immigrazione odierna, l’approccio è stato differente, trattandosi del presente. Abbiamo offerto ambienti e suggestioni (il barcone di Lampedusa, la città di Genova, l’interno di una casa). Soprattutto però l’obbiettivo principale del percorso “Italiano anch’io” – la parte contemporanea del MEM – era costruire una memoria migrante basandoci su testimonianze dirette tramite interviste.
Raccogliere le testimonianze della migrazione. Perché?

Innanzi tutto per documentare, come museo, una società che sta cambiando. Se nel 1900 i fotografi non avessero immortalato i milioni di emigranti passanti per Ellis Island, oggi il nostro MEM sarebbe molto più povero (o addirittura non ci sarebbe), non avremmo film, espressioni artistiche sul tema.

Stabilire un rapporto con gli immigrati che vivono con noi, coinvolgendoli direttamente nel processo creativo della costituzione del museo, è stato fondamentale.

Fondamentale per lavorare insieme verso una coesione sociale e verso la costruzione di un’identità europea sovranazionale e multiculturale, una memoria che si sviluppa in continuità a quelle passate dei secoli XIX e XX.

Oggetti e storie migranti

Inoltre grazie alla partecipazione attiva degli intervistati, è stato possibile anche arredare una parte del percorso con degli oggetti scelti da loro. L’oggetto ha permesso così di raccontare una storia che collegasse l’oggetto con la cultura di provenienza, la propria storia personale e il luogo di arrivo. Vi racconteremo la storia di questi oggetti nei prossimi post, grazie a Maximo Quarto Ariano, Rodolfo Cieton, Livia Retnik ,Idris Sahraoui, Nicodeme Modo, Belgica Alcivar.