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data: 5 dicembre 2017
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Nella puntata scorsa del diario di bordo abbiamo visto la struttura del porto di Genova nel Medioevo.

Vediamo meglio nel dettaglio come erano divisi gli ambienti dell’attuale Porto Antico di Genova.

A partire dal Mandraccio iniziava la Ripa Maris, suddivisa a seconda delle attività: vi era la ripa dei bancalari, poi quella dei coltellieri e dei peciai; la raiba dei legumi, la chiappa dell’olio, la chiappa dei pesci, la raiba del grano, il palazzo della dogana, la zecca.

Tutte le attività artigianali, assieme a quelle più commerciali si svolgevano su aree o in locali di proprietà comunale – gli emboli – che permettevano alla Repubblica un prezioso e capillare controllo della vita economica ed un notevole introito per il pubblico bilancio.

Dalla Ripa porticata su cui correva l’acquedotto si staccavano i ponti dei Cattanei, della Mercanzia, della Dogana, degli Spinola e dei Calvi.

Altre costruzioni imponenti erano i due fari – la Lanterna e la Torre dei Greci -. Poi vi erano  la Darsena e l’Arsenale, che chiudevano aponente il fronte-mare.

Palazzo San Giorgio

Al centro dell’arco portuale spicca spicca Palazzo S.Giorgio, sede dal 1407 del Banco di S.Giorgio.

Fin dal XII secolo il Comune prese l’abitudine di utilizzare prestiti dei privati per le varie necessità finanziarie. Già nel 1148 la Repubblica di Genova è costretta a contrarre un debito con i cittadini per sostenere le spese di guerra contro i Saraceni che occupavano la Spagna. Per ogni prestito, veniva costituita una Società. Queste società vengono chiamate “Compere”. Nel ‘300 il debito pubblico contratto crebbe considerevolmente, così come le società: alla metà del secolo erano 27.

Nel 1407 il Governatore francese Boucicaut riunì le società in un istituto chiamato “Società delle compere e dei banchi di San Giorgio”, rinominato successivamente “Banco di San Giorgio“.
Lo Stato, spesso reso incapace dai numerosi conflitti intestini, ricorse al Banco per tutte le più gravi necessità finanziarie, finendo col cedergli funzioni di governo, come l’amministrazione di terre e colonie. In questa veste il Banco intratteneva anche relazioni diplomatiche con le autorità estere ed ebbe persino eserciti e flotte proprie. Insomma divenne uno Stato nello Stato.Siccome il Banco traeva i maggiori profitti dai dazi sulle merci in transito, era naturale che investisse sulle infrastrutture portuali. Ogni opera straordiinaria – il rifacimento di un molo, l’abbassamento di un fondale, la costruzione della Lanterna o di un pontone o di un nuovo magazzino – erano finanziate dal Banco. Solo non interveniva nella manutenzione ordinaria. Nel 1805, per volontà di Napoleone, il Banco viene sciolto.