please wait ..

data: 26 maggio 2017
Visualizza tutti gli articoli: Focus

É il 1929, Mario Bergoglio, cittadino italiano Piemontese, lascia il paese per cercare fortuna in Argentina a bordo del transatlantico Giulio Cesare (costruito nel 1920). Ha 21 anni e raggiunge dei parenti per lavorare in una fabbrica di pavimenti. Papa Francesco, Jorge Maria Bergoglio , è il figlio di Mario.

E’ grazie al Centro Studi sull’Emigrazione, il CISEI, membro del Comitato Scientifico per il percorso Memoria e Migrazioni, che è stato possibile trovare le tracce di Mario e ricostruire la storia della famiglia di Papa Francesco. A questo link puoi trovare i dettagli del viaggio di Mario Bergoglio.

E come Mario Bergoglio, tanti italiani hanno vissuto la stessa storia. Nell’arco di 150 anni, dalla metà dell’800 ad oggi,  29 milioni di italiani hanno lasciato l’Italia. E tre milioni di loro sono in Argentina.

Scorriamo, visto che non abbiamo lettere o testimonianze dirette di Mario Bergoglio (ma che ci auguriamo di recuperare!), altri coetanei e compaesani, che scrivono dall’Argentina negli anni ’20/30.
Ascoltiamo Pasquale Fagiano, giovane ragazzo campano, partito nello stesso periodo dalla Campania alla volta di Buenos Aires per cercare un lavoro e un futuro migliore. In questa lettera alla mamma del 6 giugno 1933, la invita a raggiungerlo in Argentina poichè lei è rimasta vedova, e lui sente la lontananza.

 

O la commovente lettera di Sebastiano Tropini
che scrive ai genitoriraccontando tutti gli sforzi e le fatiche fatti a lavorare e realizza che  “l’america viene pintorescha nei libri viene bella nelle parole viene tutte rose senza spine. Però non e cosi.”

 

“Cari genitori Tropini e Chiardola,
Veniamo con la presente lettera per farvi sapere nostre notizie. Grazie al supremo stiamo in buona salute […] Dopo aver emigrato e pasatto anni lavorando di servitori sempre col l’animo sempre con quella forsa che deve avere un buon lavoratore un buon Italiano e vale dire un sambuchese che vanno ai paesi stranieri per vincere o morire.
Cari genitori entrambi. Voliamo noialtri raccontarvi un pocho la vita nostra oggidi dopo aver sofferto guadagnando un misero salario el pane di sette croste l’america viene pintorescha nei libri viene bella nelle parole viene tutte rose senza spine. Però non e cosi.
Noi due che siamo sempre stati lavoratori saviiAbiamo colla grazia di Dio, vinto vale dire saliti di abbasso dominio. Ora lavoriamo per conto nostro. Nelle nostre piccolezze se Dio vuole lavoriamo 68 Etare e abbiamo tutte le arnesi neccesari per lavorarle e più abiamo 25 cavalli che e il nostro divertimento per attacarlial’aratro perché sono cavalli puledri che non sono stati acchiapati mai solamente di noi due e sono bastante matti. Pero l’italiano che sappia essere e vuole vincere domina anche i cavalli. Genitori se voialtri vedessi la casa che noi abitiamo lavorata vale dire fatta da noi due medesimi e di fango con paglie di lino e coperta di zingo casa che a voi le daria incantabile nel vederla. Già abbiamo seminato avena per i cavalli e più tardi racatarla di 10 ettare lavoro di due giorni senza affaticarci. Altre novità nessuna saluti di tutti i Sambuchesi residenti in Americha e farete tanti saluti a tutti quelli deche domandino de noi e della lontana Argentina ricevette i più sinceri saluti e abbraci de vostri figli e frattelli. ”

Queste e molte altre storie di migrazioni e coraggio, di ieri e di oggi, sono raccolte e custodite nel percorso Memoria e Migrazioni.

Se vuoi approfondire la storia di Bergoglio clicca nell’archivio notizie del CISEI e di come è stata rintracciata questa storia.