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data: 22 novembre 2017
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Com’era il porto di Genova nel medioevo e nelle epoche successive?

Quali navi attraccavano e che tipo di commerci e affari si svolgevano in porto?

Approfondiamo in tre pagine del nostro Diario di Bordo la storia del porto di Genova  e osserviamone la struttura cambiare nei secoli, a partire dal 1500.

Alla fine del Medioevo, Genova si presenta come una città dal tessuto urbano omogeneo. A monte la città è chiusa dalla cinta muraria costruita a metà del 1300 e le infrastrutture portuali sono ormai tutte in pietra, tra cui spicca per funzionalità il Molo.

Nella zona del Molo e del Mandraccio (oggi nell’area di porta Siberia e della Città dei Bambini, dai Magazzini del Cotone) erano concentrate le attività e i servizi più propriamente navali: qui abitavano i piloti e i marinai più esperti accanto ai maestri cartografi, bottari, velai e remolai.

Qui avevano sede le Magistrature preposte alla manutenzione e sviluppo del porto: erano i Salvatores Portus et moduli. Mano a mano che l’organizzazione e la struttura del porto si faceva più complessa, venivano aggiunte altre figure istituzionali come i Conservatori del Mare, nel ‘500.

 

Cosa facevano i conservatori del mare?

Organizzavano i servizi portuali, controllavano lo stato delle navi e rilasciavano i permessi per partire, verificavano – anche per conto delle assicurazioni – se i danni subiti dalle navi fossero dovuti ad incidenti di navigazione oppure se le navi stesse avessero salpato già in avaria.

I Conservatori avevano anche il compito di recuperare gli scafi e le merci affondate nel porto o appena fuori; provvedere alla fornitura di cordami, vele, ferramenta, ancore, carte nautiche; alle navi che lo richiedevano, inviavano sommozzatori che ispezionavano la carena e eventualmente la riparavano.

 

Quali tipi di navi attraccavano a Genova?

Sino al Medioevo le navi si distinguevano in navi tonde e navi lunghe. Le prime avevano le fiancate alte, panciute e a vela; le seconde erano basse sull’acqua, affusolate e a remi.

A causa del maggior pescaggio le navi tonde attraccavano a ridosso del molo, dove la profondità era maggiore. Le operazioni di sbarco delle merci avvenivano con navi più piccole dette semplicemente “barche”.

Le navi lunghe invece si riconducevano tutte al tipo galea. Nave a propulsione mista – remi e vele – dal basso pescaggio, si adattava benissimo alla navigazione in Mediterraneo, mare chiuso con venti incostanti e frequenti bassi fondali. La galea poteva variare nelle dimensioni e numero di rematori, nave militare o mercantile – galea sottile o galea grossa venivano chiamate – ma rimaneva la regina delle rotte mediterranee.

Certo, la portata di una galea non era paragonabile a quella di una nave: considerato che la sua stiva era alta a malapena 2 metri e che doveva imbarcare cibo per un’equipaggio che si aggirava in media sulle 200 persone, lo spazio per il carico non era molto.

Perciò – se come nave da guerra fu utilizzata sino al ‘700 – come nave mercantile fu redditizia finchè i traffici consistettero in merci dall’alto valore unitario: spezie, seta, pietre e metalli preziosi. Con queste barche i genovesi gestivano rotte dal Mar Nero alle Fiandre e all’Inghilterra.

La Repubblica gestì galee pubbliche con funzioni di guardia costiera fino ai primi dell’800.

Alla fine del XIV secolo, con le difficoltà sulla via della seta, si apre la crisi del ruolo economico delle galee; Genova si specializza nel trasporto di merci pesanti e di scarso valore (grano, vino, allume, sale) su grandi caracche: si tratta delle navi più grandi dell’epoca (oltre 1000 t di portata), che venivano costruite sul litorale di Ponente, da Sampierdarena a Savona.