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data: 2 marzo 2017
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Genova nel Medioevo viene raffigurata come una città che coincide con il suo porto.

Un golfo con due fari alle estremità

La Lanterna a ponente e la Torre dei Greci a levante. I moli centrali sono in corrispondenza di Palazzo San Giorgio, dove si affacciavano il Palazzo del Mare e la Zecca. Per sua morfologia, il porto di Genova è un porto aperto, protetto solo dalla struttura del Molo Vecchio.

La Darsena

Nel 1400 la costruzione di un grande numero di galee impone ai Conservatori del Mare la realizzazione di un bacino protetto. Si riparano le imbarcazioni sia dal moto ondoso, sia dall’insidia dei nemici. Nel corso degli anni verrà protetto da mura di difesa e da due torri di guardia verso il mare. Nella sua parte occidentale verranno realizzate tettoie dell’arsenale genovese.

Qui i maestri d’ascia possono costruire o riparare le galee al riparo dalle intemperie. Sarà questo insieme di funzioni, costruzione e stazionamento, a determinare il dome di “Darsena”. E’ un termine arabo, dar-sennah, che vuol dire casa di lavoro.  La Darsena è una delle strutture del porto  più antiche della città.

I lavori pubblici ai fondali del porto

Verso la metà del ‘500 i padri del Comune, cioè gli amministratori della città apportano una manutenzione delle strutture portuali: il porto rischia l’insabbiamento.

Compagnie di lavoranti si alternano giorno e notte per evacuare l’acqua dal bacino. Dopo questa operazione  si può scavare il fondale insabbiato.  Il fango è caricato in pesanti secchi di ferro e strutture di supporto chiamate cicogne. Nel 1576 il pittore Ionis Martens è  incaricato di raffigurare questi  lavori di scavo. Si concentra sul bacino del Mandraccio dove venivano ormeggiate le imbarcazioni minori.

dragaggio porto medioevo

dragaggio porto medioevo

 

Il dipinto raffigura le barche che caricano il fango e lo scaricano in mare oltre il faro per impedire alle correnti di riportarlo in porto.

Le modifiche alla struttura del porto e il molo nuovo

Il faro, cioè la Lanterna è distrutto dall’esercito Francese, viene ricostruito nel 1543 e mantiene l’aspetto che ha oggi. La novità più grande dei lavori in porto però, è la costruzione delle mura a mare. Genova che per secoli si è difesa solamente grazie alla sua flotta, deve aggiornarsi. Servono mura e cannoni.

Intorno al 1610 viene conclusa la costruzione delle arcate nuove dell’Arsenale, si tratta di 8 tettoie sotto cui erano costruiti 8 scafi di Galea. La parte centrale dell’edificio viene inglobata dall’edificio del Galata Museo del Mare. E’ nel ‘600 che ci si inizia a dedicarsi al costruire una struttura di porto anche esterna all’insenatura naturale.

Domenico Fiasella nel 1638 disegna ai piedi di una madonna il porto di Genova. Qui si vede il molo nuovo costruito all’altezza della Lanterna per proteggere il bacino dall’interramento e dal libeccio. Progettato da Ansaldo de Mari, il bacino è una muraglia che sorge dall’acqua profonda.
Nel 1655 il dipinto di Giobatta Costanzo, mostra il molo nuovo, la nuova zona del deposito franco per le merci da essere esportate, e il ponte del Pedaggio, che verrà poi chiamato Ponte Reale.

Il bombardamento del porto di Genova dal mare

Poi una nuova sciagura per Genova: nel 1684 la flotta del re di Francia Luigi XIV bombarda il porto per una settimana.  Più di 10mila bombe  si abbattono sulla città e un terzo  è abbattuto. E’ la prima città ad essere bombardata dal mare.

Quelle del ‘600 sono le ultime opere pubbliche portuali, e fino all’Unità d’Italia il porto rimarrà invariato. Il porto dell’800 in porto rimane quello del Medioevo e modificato nel corso del 600, che ospita però una per una marineria che non esiste più, ma sta diventando sempre più grande.