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data: 4 aprile 2017
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Convivere sulle galee della repubblica

Come si è detto nei precedenti post, per muovere le galee era indispensabile l’energia muscolare dei rematori. Si ricorse in un primo tempo al reclutamento forzato dei prigionieri comuni, che assumeranno per questo il nome di galeotti. Le condanne «al remo» venivano distribuite con larghezza dai tribunali civili ed ecclesiastici.
Maghi, falsari, truffatori, assassini, ebrei, eretici, omosessuali, sacerdoti sconsacrati, poeti irriverenti, «artisti maledetti», adulteri e semplici bestemmiatori (la bestemmia, come la bigamia, era punita con dieci anni di remo) si ritrovavano insieme, incatenati al banco di voga per un tempo imprevedibile, anche perché un capitano a corto di rematori poteva trattenerli a suo giudizio. In seguito, oltre i «comuni», vennero impiegati anche i prigionieri di guerra, in gran parte «infedeli» ridotti in schiavitù.

Rematori volontari: Buonavoglia

Sulle galee veneziane e genovesi non mancava tuttavia una discreta percentuale dei cosiddetti «buonavoglia», ossia cittadini (certamente spinti dalla miseria) che si offrivano volontari in cambio di un discreto compenso per un periodo di tempo determinato. Costoro godevano di un trattamento privilegiato, erano liberi di scendere a terra come gli altri membri dell’equipaggio ed erano preferiti dai comandanti perché, in caso di necessità, potevano essere armati e partecipare alle bische.

Soldati

Sulle galee cristiane, il disagio e le privazioni aumentavano quando si rendeva necessario per cause di guerra imbarcare anche forti contingenti di truppa. Ciascun banco di voga era affiancato da una sorta di pedana, chiamata balestriera, postazione di un soldato. Essa derivava il nome da  quel corpo scelto d’elite che rese famosa Genova durante tutto il Medioevo. Il ruolo spesso decisivo ricoperto dai balestrieri genovesi in innumerevoli battaglie, li rese molto richiesti anche da sovrani stranieri.

Acqua e cibo per i rematori

Con un così alto numero di persone a bordo, gli spazi per la conservazione del cibo e dell’acqua potabile, erano troppo ristretti. Era impossibile affrontare una campagna senza soste.  Le soste per «fare acqua» erano frequenti.  Spesso  si sostava per razziare nei villaggi costieri quanto abbisognava per proseguire il viaggio.  E Il vitto di conseguenza  era quindi quasi sempre razionato. Vuoi scoprire di più su che cosa si mangiava a bordo?
Scoprilo nel prossimo focus del nostro diario di bordo!