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data: 26 ottobre 2017
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Il primo viaggio di ritorno di Cristoforo Colombo dalle nuove terre verso l’Europa partì il 16 gennaio 1493 con due sole caravelle. Ia Santa Maria infatti, andata in secca fu smontata e utilizzata per costruire un fortino.

La navigazione procedette tranquilla fino al 16 gennaio 1493, finchè una forte tempesta non sorprese le navi.

Colombo fece rotta verso nord est in modo da stringere l’Aliseo, ma è probabile che non avesse calcolato la declinazione magnetica da aggiungere alle misurazioni e si trovò alle prese con la coda di una tempesta, che lo spinse lontano dalla traiettoria verso la Spagna, ma non distrusse le due caravelle. La tempesta durò tre giorni e lo spinse finalmente sulle coste delle Azzorre. Ripartito dalle Azzorre, un uragano lo spinse verso il Tago, in Portogallo. Da Lisbona fece poi ritorno verso la Spagna.

Dopo 32 settimane Colombo fece ritorno a Palos, era il 1493. Dopo festeggiamenti, celebrazioni e trattati in cui si stabilivano i limiti di pertinenza di ciascun regno (lo puoi vedere nella puntata del Diario di Bordo dedicata al planisfero di Juan de La Cosa), egli fu nominato vicerè e governatore delle isole scoperte e gli venne commissionato un secondo viaggio.

Partito a questo punto con ben 17 velieri, lo scopo della spedizione era quello di colonizzare Hispaniola. Si imbarcarono 1500 persone tra nobili, preti, artigiani, medici, notai e molti cavalli.

 

“Codice dei Privilegi” DI Cristoforo Colombo

Il documento venne redatto in quattro copie: uno venne affidato a padre Gorricio, del convento di Las Cuevas di Siviglia, forse il migliore amico di Colombo; un’altra inviata nelle Indie con il procuratore di Colombo, Carvajal, che ne aveva necessità per difendere gli interessi dell’ammiraglio, e ben due copie vennero affidate, in tempi diversi a Nicolò Oderico perché li conservasse a Genova e li affidasse al Banco di San Giorgio. I primi due volumi andarono smarriti nel corso dei secoli: rimane a Providence (USA, Rhode Island) solo un estratto del Codice, probabilmente successivo e fatto redigere dai discendenti di Colombo. I due manoscritti inviati a Genova, invece, rimasero per decenni negli archivi di famiglia degli Oderico e poi passarono all’archivio della Repubblica: qui vennero asportati dagli emissari napoleonici francesi e solo la copia che si pre- senta tornò nella città, restando l’altra a Parigi. Una copia è esposta al Galata Museo del Mare.


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