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data: 20 febbraio 2017
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Nel diario di bordo del museo, torniamo a parlare dell’ Andrea Doria e delle operazioni di salvataggio.

La mostra allestita sulle rampe del Galata Museo del Mare racconta la tragica storia dell’ Andrea Doria, transatlantico in navigazione da solo cinque anni affondato il 27 luglio 1956 nell’oceano Atlantico.

Seguirono molte polemiche dopo l’affondamento dell’Andrea Doria. Ma riflettiamo su un dato incontrovertibile. Tranne le vittime della collisione (43), tutti gli altri passeggeri (1090) e tutti i membri dell’equipaggio (572) furono portati in salvo. L’unica eccezione fu una passeggera di nome Martha Petersen, che morì durante le operazioni di salvataggio.

Ciò fu dovuto, principalmente, a due motivi:
  • La costruzione dell’Andrea Doria. Aveva subito una falla enorme inoltre era appesantita dai rottami della prua dello Stockholm eppure rimase a galla per quasi 11 ore. Ciò permise lo svolgersi delle operazioni di soccorso. Inoltre, sebbene inclinata su un fianco, la nave non si rovesciò, evitando una catastrofe.
  • Il comportamento dell’equipaggio e dello stato maggiore. La situazione era critica perché c’erano solo metà delle scialuppe disponibili ed erano insufficienti a prendere a bordo tutti i naufraghi. Il personale però seppe gestire l’attesa dei soccorsi esterni, evitando nei limiti del possibile, il panico del “si salvi chi può”.

Ricordiamoci anche che a bordo l’equipaggio non era fatto solo di marinai e macchinisti. Vi erano i camerieri e i cuochi delle tre classi, il personale dall’ospedale di bordo, lavandaie e stiratrici. In più lo staff dei negozi a bordo dell’Andrea Doria come la boutique, lo sportello bancario, ufficio postale, tipografia e un laboratorio.

Il direttore del museo Pierangelo Campodonico, ha avuto un’idea per recuperare testimonianze, documenti, immagini di queste persone.
E’ stato recuperato il “ruolino” dell’Andrea Doria: l’ elenco con tutte le persone dell’equipaggio, compilato dagli ufficiali di bordo.

A partire dai documenti conservati dal “Fondo Francesco Scotto – Gruppo di lavoro Andrea Doria” e dalle testimonianze fornite dai superstiti e dalle famiglie, abbiamo costruito un programma per il quale è possibile vedere fotografie, lettere, documenti, memorie. Il database interattivo EravamosulDoria#  raccoglie così in un unico ambiente tante testimonianze e memorie sul naufragio dell’Andrea Doria. Grazie a una campagna sul Secolo XIX è stato possibile mettersi in contatto con il museo e aggiungere materiale.
La testimonianza che vi lasciamo sul nostro diario di bordo, lettera di un garzone di seconda alla zia, fa parte di questo database.

 

Carissima zia,

Abbiamo fatto cose quasi impossibili ed è dimostrato dalla minima percentuale di vittime, ossia soltanto quelle rimaste al momento dell’incidente. Perché in circa due ore e mezzo di faticoso lavoro abbiamo messo in salvo tutti i passeggeri, compreso i feriti. Dopo di che, abbiamo assistito all’agonia della nave(… ).Sono contento di avere fatto il mio dovere di fronte a tante vite, come tutti i miei compagni”.

Lettera del 3 agosto 1956 del Garzone di Seconda, Classe Cabina, Filippo Massa.

La storia di Filippo Massa è però sfortunata. Imbarcato a 24 anni sull’Andrea Doria, si infortunò durante le operazioni di salvataggio battendo la testa.  Dopo un anno sbarcò a New York ricoverato d’urgenza e morì il 17 agosto del 1957.