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data: 18 aprile 2017
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L’incidente: 26 Luglio 1956

L’affondamento del Transatlantico Andrea Doria, il 26 luglio 1956, vide 43 persone morire e più di 1500 superstiti. 1090 passeggeri tratti in salvo grazie ai 572 membri dell’equipaggio.  Vediamo nel dettaglio le principali figure coinvolte nella “più grande operazione di salvataggio in mare”.

I comandanti

In quella lunga notte il comandante Piero Calamai è centrale.
Con lui si distinguono anche il comandante in seconda Osvaldo Magagnini, il direttore di macchina Dalciso Chiappori.
Fu decisivo anche il soccorso del transatlantico Ile de France e del suo comandante Raul de Beaudéan.

L’SOS

L’sos inviato dall’Andrea Doria dopo la collisione con la motonave Stockholm, per la densissima nebbia fu inviato alle 3.20 di mattina.

“SOS da ICEH(identificativo radio della Andrea Doria-NdT), ore 3:20 qui GMT LAT 40°30’N, LONG 69°53’W, abbisognamo assistenza immediata, com.te Andrea Doria”.

Il comandante Piero Calamai

Calamai è sul ponte di comando da quando è segnalata la nebbia prima dell’incidente, lo è quando avviene la collisione e vi rimane dopo. Dirige tutte le operazioni di salvataggio.

Fa concentrare i passeggeri nei posti di riunione stabiliti, da dove saranno condotti ai punti di imbarco alle scialuppe.  Per salvare i passeggeri non si cura delle sorti della nave una volta abbandonata al largo. Avrebbe potuto tenerla in velocità fino ai bassi fondali non lontani di Nantucket.

Abbandona per ultimo la nave, sotto la minaccia dei suoi uomini di tornare a bordo se non scendeva.

Ufficiali

Il comandante in seconda Osvaldo Magagnini ha la responsabilità delle operazioni di messa in mare delle scialuppe e l’imbarco dei passeggeri.

Il Direttore di macchina Dalciso Chiappori gestisce le delicatissime funzioni delle pompe e il mantenimento dei gruppi elettrogeni. Tutti gli ufficiali si comportarono battendosi all’estremo delle loro forze. Quasi tutti rimasero con il comandante, sull’ultima scialuppa, la n. 11 fino all’affondamento.

Molti di loro sorpresi dalla collisione mentre riposavano non fecero in tempo a mettersi le divise, come il comandante Magagnini che diresse le operazioni così come si trovava, in pigiama e a piedi nudi.)

 

Il Comandante Raul de Beaudéan

Tutte le navi che erano nei dintorni aiutarono. L’arrivo dell’ Île de France fu fondamentale. Era un transatlantico francese antiquato e di grandi dimensioni con un migliaio di passeggeri a bordo. Si trovava a 60-70 miglia a ovest del luogo della collisione, in mezzo alla nebbia fitta che aveva prima attraversato l’Andrea Doria. Il capitano, Raul de Beaudéan, non esitò a tornare indietro per prestare soccorso.

Informato dell’SOS invertì la rotta verso il luogo del disastro. Mise in allarme l’ospedale del transatlantico per prestare soccorso. Predispose tutte le scialuppe (a remi) e l’equipaggio. In mezzo alla nebbia, a un miglio dalla nave che affondava fece accendere tutte le luci esterne per mostrare ai naufraghi che i soccorsi erano vicini. Si dispose vicinissimo all’Andrea Doria: in un ora e mezza imbarcarono 576 passeggeri e 177 uomini d’equipaggio.

Completato l’imbarco e raccolte le scialuppe, de Beaudéan chiese al Doria l’autorizzazione a lasciare la scena. Calamai fece rispondere, con il segnalatore morse “You can go. Thank you”.

Allora l’ Île de France compì un giro intorno al Doria mise la bandiera francese a mezz’asta e con lunghi fischi di sirena salutò la nave che affondava.