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data: 13 aprile 2017
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Archivio di Testimonianze

Nella sezione Italiano anch’io, inaugurata il 29 giugno 2016, ampio spazio è dedicato alle testimonianze di chi è arrivato a Genova, o di recente o da tempo.
L’obiettivo del museo era farsi da tramite tra i nuovi cittadini che vivono a Genova e la città, che fossero loro a raccontare la loro storia e le loro esperienze.

E’ così che all’interno del percorso museale Italiano anch’io, è nato l’Archivio della Memoria Migrante.

Gli intervistati hanno partecipato con la loro testimonianza a costituire una storia che non è ancora stata scritta.  Astrit, brillante studente di giurisprudenza arrivato in Italia dall’Albania, o Solaiman, che è arrivato in Italia affidandosi a trafficanti di uomini come Sanfedine, che è anche stato venduto. Ma ci sono storie anche più tranquille, di quotidiana normalità, come la dolce Elizaveta che appena arrivata si è impegnata per imparare l’Italiano e ora lo insegna agli stranieri.

L’obiettivo del museo era farsi tramite e raccoglitore di queste storie. Oggi non sapremo quasi nulla dei nostri bisnonni emigranti se qualcuno a Ellis Island non li avesse fotografati,  se qualcuno non avesse conservato le loro lettere.

 

Un assaggio  delle testimonianze

 

Marianne

Sono arrivata che ero sola, mio marito era ancora in Senegal. Era dura. A un certo punto non volevo più stare, volevo andarmene. Però alla fine lui ha chiesto il visto ed è arrivato anche lui.
Conoscevo già le mie cugine qua, ma non bastava. Quando arrivi c’è una cultura diversa, un mondo diverso, gente diversa, bisognava ambientarsi e poi convivere. Ho resistito da sola per tre anni, poi è arrivato mio marito e dopo un anno e mezzo è nato il nostro primo figlio…

Sono gli anziani che si avvicinano più a noi immigrati, perchè magari si sentono soli e lo sanno che parlando con noi ci sarà una risposta.  E’ più facile per noi parlare con gli anziani, perchè siamo soli anche noi.

Sì ho delle amiche, ci frequentiamo ma non abbiamo tanto tempo a disposizione non è come quando stavamo giù in Senegal che avevamo tempo per chiacchierare. Lì non c’era lavoro e c’era tempo, ma qua non hai neanche dieci minuti, allora quando ci incontriamo ci salutiamo, facciamo due chiacchiere oppure quando torno a casa se ho dieci minuti le chiamo, ma non c’è tanto tempo. Ogni tanto andiamo all’expo per far giocare i bambini, ma non è proprio come in Senegal.

Ahmed

La prima cosa che ho fatto è aver studiato la lingua italiana perché senza lingua, senza modo di comunicazione non si va avanti. Ho studiato l’italiano  poi ho iniziato con la comunità sant’ Egidio, mi hanno aiutato molto. Ora sono ancora volontario con loro. Ho iniziato proprio lì alla scuola Philippe Massignon, poi con i telegiornali, libri, giornali la lingua piano piano l’ho imparata.

Selvie

Nel mio corso universitario non conosco nessuno, negli altri corsi ci sono anche ragazzi albanesi, ma io non è che frequento molte persone a parte i miei fratelli.

Ci sono ragazzi miei connazionali se sono venuti da soli, io per fortuna avevo qua la mia famiglia non mi sentivo sola. All’inizio ero un po’ demoralizzata perché non conoscevo nessuno.
Poi ho iniziato la scuola di italiano e sono uscita …

Frank

Sono arrivato a Genova dopo aver vissuto a Torino. Ero un po’ perduto, mancava qualcosa dentro di me, ma non riuscivo a capire che cosa. A Torino ero in difficoltà, mi sono messo in mano con la droga, giravo con la droga in tasca e la vendevo. Quei momenti lì, avevo i soldi, ma dentro stavo male, bruciavo, anche se gli altri non lo sapevano.
A un certo punto sono andato via da Torino, per venire qua a Genova. E poi sono finito in carcere.

E poi ho preso la penna e ho scritto un articolo su come mi sentivo. E dopo un articolo un altro ancora, e piano piano ho scritto un libro. E adesso lavoro per una società di traslochi.

 

Queste e molte altre storie fanno parte dell’archivio della Memoria Migrante, All’interno di MEM – Memoria e Migrazioni. Vuoi lasciare una testimonianza? Vuoi raccontarci la tua storia?

Scrivici e la raccoglieremo e conserveremo con cura.