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L’Ottocento è stato un secolo di grande importanza per la marina mercantile Europea e Italiana. Le rotte si consolidarono e diventando più sicure e frequenti, i porti avevano merci in arrivo e in partenza tutti i giorni, e verso la fine dell’800 ogni porto assistette allo storico passaggio dalla vela al vapore. Si affiancavano ai brigantini i primi battelli a pale, e i primi piroscafi, magari costruiti nel Nord Europa.
Il mondo del Porto di Genova, con maestranze, forza lavoro e professionalità che popolava la parte a terra ha vissuto questo periodo di transizione affiancando a nuove realtà (i piroscafi, i primi rimorchiatori) professionalità antiche, ancora legate al lavoro manuale. Sulle calate, sui pontili e nei magazzini, il lavoro è convulso e frenetico: facchini, camalli, barilai, ligaballe, stagnini, pesatori, magazzinieri, chiattaioli, carrettieri e tanti altri.

Gli ormeggiatori

Gestivano ogni operazione di accesso nel porto sino all’attracco. Era uno dei mestieri più antichi: nel Medioevo è menzionata l’Arte dei barcaioli. Nell’800 gli ormeggiatori usavano per il loro lavoro dei gozzi a remi, bassi di bordo, con una poppa larga e un 

timone a ruota; sulla prua portavano una grossa bitta. Gli ormeggiatori dovevano recarsi con il loro gozzo sottobordo: qui veniva loro lanciato un grosso e pesante cavo di canapa (bagnata diventa quasi inmanovrabile). Con l’avvento delle navi a vapore il lavoro non scomparve, anzi divenne ancor più pericoloso, perché poteva capitare che i gozzi finissero fatti a pezzi dalle eliche.

I Barcaioli

 Sempre con i gozzi lavoravano i barcaioli, che trasportavano merci e bagagli dalle navi alla fonda sino a terra. I gozzi barcaioli si distinguevano per la prua verticale, fatta per accostarsi alle banchine e – in estate – un tendaletto da sole.

Le operazioni di sbarco dovevano svolgersi nel minor tempo possibile, per risparmiare l tasse di ormeggio; per questo chi vi era impegnato non di rado non poteva assentarsi nemmeno per andare a pranzo: veniva allora in soccorso il cadraio.

I Cadrai

Era un venditore ambulante che con il suo piccolo gozzo riforniva operai ed equipaggi di generi di conforto: viveri e bibite ma anche saponi, fazzoletti, lamette da barba. I cadrai erano in giro già di primo mattino per vendere vino bianco, focaccia e caffè e tornavano a pranzo a distribuire i piatti tipici della cucina ligure: minestrone, stoccafisso e bacilli, baccalà, torte salate.

I carrettieri

Quello del carrettiere era un mestiere relativamente recente: sino ai primi del ‘700 era infatti vietato ai carri tirati da cavalli entrare in città. I vicoli erano infatti pavimentati in mattoni o ciottoli, che le ruote dei carri rovinavano, e spettava agli abitanti della via riparare a loro spese. Pertanto per secoli le merci in città venivano trasportate a dorso di mulo e trasbordate a braccia dai camalli. La prima carrettiera è la strada Carlo Alberto, che collega S.Tomaso-Caricamento-via Giulia passando per S.Lorenzo. Quando altre strade vengono lastricate (con pietra di La Spezia) la presenza dei carri si diffonde in città ed è facile vederli passare carichi all’inverosimile.

Quando nell’800 vengono rese carrabili anche le calate, i carri arrivavano sin sottobordo e qui a volte capitava dovessere rimanere alcuni giorni: per il cattivo tempo, siccome i facchini smettevano di lavorare, o per rispettare l’ordine di imbarco delle merci.

Quando i binari raggiungono tutte le calate, i carrettieri con i loro cavalli movimentavano i vagoni ferroviari. Questo sistema perdurò sino agli anni ’50.

I Camalli

I lavori di scarico delle merci vedeva impegnati i camalli. Era il lavoro meno specializzato, e l’offerta di manodopera era copiosa, anche a causa del retroterra povero della Liguria, che spingeva spesso i contadini a cercare lavoro in città. Forse è per questo motivo che sin dal Medioevo coloro che svolgevano questo lavoro – tutti uomini provenienti dal bergamasco – riuscirono ad organizzarsi in una corporazione chiusa ai forestieri: la Compagnia dei Caravana. Essa detenne il monopolio della movimentazione delle merci sino agli anni ’50.

Il nome Camallo, indica tutta la folta schiera di manodopera adibita alla movimentazione delle merci; di provenienza orientale (dall’arabo hamal: portatore) è il segno più evidente dell’origine antica di questo mestiere, che è documentato a Genova già al tempo delle Crociate.

 

I camalli avevano una classica divisa costituita da un grembiule di jeans portato sopra i calzoni e p

ortavano soprannomi. I loro ruoli erano vari: c’erano gli imballatori, i barilai, i pesatori, i portabagagli. Una categoria a parte erano i “carbunin”, gli scaricatori di carbone.

 

Era una merce la cui importazione dal nord Europa andò sempre più aumentando a partire dalla seconda metà dell’800, a causa dello sviluppo industriale di Sampierdarena e Sestri.

Il carbone veniva portato a terra su delle grosse chiatte – i chiattaioli erano altre figure tipiche del porto – e esse scaricato a spalla dentro grosse gerle.

Comunque il porto era diviso in settori, in rapporto alle merci importate o esportate e tale suddivisione regola la specializzazione del lavoro dei camalli riuniti in corporazioni: l’antica Compagnia dei Caravana, i camalli da vino, da carbone, da grano e altri.

I Barillari, o Barilai costruivano barili e le botti specifiche per i generi alimentari, in particolar modo per olio di pesce e pesce salato.

I Cassai costruivano e riparano le casse rotte durante lo scarico ed estraevano dalle stesse campioni di merce per i controlli che molto spesso gli acquirenti facevano.

Quando il contenuto da controllare era conservato nelle latte, come nel caso delle acciughe salate o delle aringhe aff

umicate, lo Stagnino era colui che apriva il contenitore di metallo e lo sigillava dopo il controllo.

Alcune merci invece venivano raggruppate in balle, come nel caso dello stoccafisso: i Ligaballe o Imballatori confezionano le merci che arrivano sfuse in colli e spesso scuciono e ricuciono la juta delle balle per i controlli.

Credits: per i contenuti di questo articolo si ringrazia Giovanni Carosio, Ciclo di Lezioni sul Porto di Genova.