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Recentemente Claudio Magris ha scritto che “la polena resta essenzialmente uno sguardo, attonito e dilatato. E’ per guardare che viene collocata a prua, per guardare qualcosa che ai marinai è vietato.”
Anche al Galata le polene guardano, non più il mare ma i nostri visitatori. Il mare ormai lo hanno dentro, e i loro occhi lo possono vedere attraverso i muri.
Questa che vi presentiamo oggi è conosciuta come “la donna che avanza”: si distacca dal genere tradizionale delle polene ed è attribuibile alla mano di uno scultore esperto. La giovane donna, appoggiata al ricciolo terminale del tagliamare, è in posizione inclinata in avanti, verso le onde, e guarda decisa verso l’orizzonte. Indossa una tunica, una collana, cintura e calzari.

Polena
Galata Museo del Mare, N.I.M.N. 3285

Quasi certamente la mano destra afferrava qualcosa ormai perduto: un’arma, un fiore, chissà…
La “donna che avanza” è monocroma, di una tonalità verdastra, ingiallita dal tempo. Forse l’autore o l’armatore volevano presentare l’opera come una statua di bronzo dalle parvenze antiche. Spesso le polene liguri non venivano colorate, risentendo in questo dell’influenza dei modelli costruttivi francesi.
Probabilmente la polena è stata scolpita intorno alla metà dell’Ottocento: anche le sue dimensioni sono compatibili con quelle delle parti prodiere dei brigantini, che all’epoca erano la tipologia di imbarcazioni più diffusa in Liguria.
A volte le polene riproducevano i tratti di persone note, o di figure mitologiche; a volte, invece, si trattava di visi familiari che avevano posato nella bottega di casa: figlie o mogli degli artigiani del legno, le cui opere spesso viaggiavano per rotte inimmaginabili per le donne dell’epoca. A volte avvicinate a sirene o a streghe, le polene hanno sempre suscitato sentimenti contrastanti di mistero, di magia e di amore, riunendo in sé simboli di luce e d’ombra.
Quando una nave affondava, spesso la sua polena riemergeva in qualche spiaggia lontana. Se un’imbarcazione arrivava alla fine della sua vita attiva, spesso il capitano portava la polena con sé, come ricordo dei suoi viaggi.
Oggi si possono ammirare interessantissime collezioni di polene nei maggiori musei marittimi d’Europa e di America, e si può leggere le loro storie in tanti racconti, dalle narrazioni del mito ai racconti di Karen Blixen.