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Polena con rosa in mano, Galata Museo del Mare (sala del Brigantino)

…gli antichi scultori…havendo a rappresentare il perfetto essempio di una giovane ignuda, né grassezza né magrezza in lei dimostrar solevano, ma vestendola dolcemente di carne le prestavano in tutte le membra una giusta et piacente proportione et delicatezza…

Cristoforo da Canal,Venezia, 1539

 

Le origini delle polene e di altre forme di decorazione delle navi risalgono a migliaia di anni fa. Intagliare legno della nave a mò di decorazione, o dipingere parti della chiglia e della prua – ad esempio dipingendo un occhio – sono una pratica antichissima che troviamo anche tra le civiltà marinare del mondo antico.
Vi sono testimonianze di polene e di decorazioni a prua delle navi che risalgono a 5000 anni fa alle civiltà dell’egitto!!!

Il motivo per cui poteva essere benaugurale avere una figura femminile a prua della nave si perde nella notte dei tempi.  Si pensa che fossero figure iconiche che rivestivano un significato magico o religioso dove l’equipaggio della nave vedeva la propria salvezza in qualche modo collegata alla polena. Molto spesso nell’antichità le navi stesse avevano nomi di divinità per lo stesso motivo: questa pratica generava una presenza benefica del dio a bordo che avrebbe protetto così la nave.

Le navi fenicie recano gli occhi ai lati della prua per vigilare sulla nave e allontanare le avvestità. Dagli occhi con abbastanza facilità si passò ad occhi appartenenti ad animali, quindi a teste e figure di animali e in seguito ad animali marini (serpenti, mostri marini) che oltre che vegliare sull’incolumità dei marinai, impaurivano il nemico.

Le polene conservate al Galata Museo del Mare provengono tutte da imbarcazioni di tipo mercantile ( metà ‘800)

 

Il passo dal mostro marino alla sirena è breve: le sirene nella loro origine sono animali ben diversi dall’idea romantica che abbiamo noi oggi. Omero nell’Odissea ci racconta la storia delle Sirene Scilla e Cariddi, mostri voraci che, con un canto magico, avvicinavano i marinai in un pericoloso gorgo fino a costringere la nave a schiantarsi sugli scogli.
Il fatto che queste creature marine fossero maliarde e incantatrici, le ha fatte diventare piano piano creature metà pesce e metà donna: maliarde e pericolose appunto poiché bellissime e misteriose.
Avere quindi queste donne “amiche” quindi scolpite sulla prua della propria nave era meglio che averle in mare dalla parte opposta. E dalle figure di animali si è passati alle figure di sirene.

 

In seguito compaiono spesso figure femminili che in questo caso oltre che sfidare il mare, gli si offrono, a mò di sacrificio. Piano piano queste sculture lignee diventano l’anima della nave. Queste sculture le troviamo anche a poppa, oltre che a prua, come nel caso della Galea:progenitrici delle moderne polene, prendono il nome di cariatidi.
Il marinaio considera la propria nave una creatura vivente, con una sua forte personalità e la polena ne rappresenta, appunto, l’anima.

Con il passare degli anni, la polena protettrice divenne il luogo sacro del marinaio. Quando, sui galeoni del 1500 e più ancora del 1600, alle divinità antiche si sostituiranno polene raffiguranti donne prosperose, ovvero ciò che mancava sulle navi, la nave diventerà un vero e proprio piccolo mondo, completo di tutto. I marinai le adoreranno: e saranno quindi le donne, seppur di legno, a guidare le imprese degli esploratori. Donne irraggiungibili, perché sempre davanti alla nave.

La figura protettrice e apotropaica della polena ben si accompagna alla superstizione caratteristica dei marinai. In balia delle poco prevedibili tempeste o delle onde il marinaio cerca fenomeni magici che plachino e controllino fenomeni incontrollabili come il tempo che cambia e il mare che in un attimo si alza.